Guerra in Siria: il Papa diventa protagonista contro le armi

La situazione. Il mondo aspetta Obama, Obama aspetta il Congresso. Nel frattempo il Papa non aspetta nessuno e lancia il suo appello: la pace si afferma solo con la pace. È questo, bene o male, il quadro che si sta piano piano formando attorno all’intricata questione siriana che da due anni tiene banco sulle questioni internazionali, ma che nelle ultime settimane ha visto un escalation di dichiarazioni e coinvolgimenti.

Devastazione e morte, sono queste le immagini che arrivano dalla Siria (foto da Skytg24)

Uno scenario da Guerra Fredda. Si tratta di uno scenario che in molti hanno già definito da Seconda Guerra Fredda. Al G20 di ieri ne abbiamo avuto un’ulteriore conferma: la Russia appoggerà con munizioni, armamenti e interventi umanitari il regime di Assad, opponendosi così al possibile intervento americano sul territorio siriano. Negli anni dei due blocchi era proprio così: mai i due schieramenti si sono affrontati direttamente. Uno interveniva su un territorio straniero e l’altro appoggiava le popolazioni locali. Così successe in Vietnam, così successe in Afghanistan.

Le motivazioni. Certo, i tempi sono cambiati, ma rimangono comunque diversi interessi in gioco. La Siria, anche se non possiede un grande mercato petrolifero (lo 0,2% della produzione mondiale) rappresenta comunque uno sbocco importante sul Mediterraneo, essendo posizionata in una posizione strategica, al confine con la Turchia, l’Iraq, il Libano ed Israele. Molti sono stati i tentativi del regime di Assad di razionalizzare un mercato fin qui in grave declino, ma le riforme annunciate sono state limitate fortemente dall’irrompere della guerra civile, sull’onda della cosiddetta Primavera Araba. Una ripresa del mercato siriano, affiancata da una riforma strutturale, cambierebbe radicalmente la conformazione geo-economica della regione, anche se un’interpretazione in questo momento appare molto difficile.

Il Papa ieri ha preso una forte posizione contro la guerra in Siria

Un urlo nel silenzio. Tuttavia, l’interesse più grande quando si parla di guerra sembra essere un altro e proprio ieri Papa Francesco lo ha dichiarato apertamente: “Le guerre favoriscono il commercio di armi”. Una presa di posizione che non ammette né se né ma, un urlo laddove fino a qualche giorno fa c’era stato solo silenzio. Quella del Papa è una dichiarazione esplicita per smuovere le coscienze e per mettere a nudo cosa veramente spinge alla guerra, da una parte e dall’altra. Non è un caso che sia Russia che Stati Uniti siano i principali produttori in questo mercato e che altri paesi, come pure l’Italia, abbiano aumentato le esportazioni in medio oriente nell’ultimo periodo. Secondo i dati Istat, negli ultimi tre anni il nostro paese ha aumentato le proprie forniture armamentarie dagli 8,2 milioni del 2009 ai 42 del 2012. Noi, che allo stesso tempo dichiariamo che non ci muoveremo se non con il consenso dell’Onu.

Un nuovo protagonista. Il Papa, dopo il discorso di ieri, si candida quindi ad essere un grande protagonista sulla scena internazionale. Dal giorno della sua nomina ha incassato sempre maggiori consensi, per la sua semplicità, per la sua apertura mentale, ma anche per la sua sfrontatezza. Avere la gente dalla propria non è facile di questi tempi, ma avercela può significare molto, soprattutto in termini di influenza. La sua linea è chiara: trovare una soluzione pacifica affinché cessino gli scontri, che siano svolti con o senza armi chimiche. I morti, infatti, sempre morti sono. I grandi della Terra, anche se fanno effettivamente un altro mestiere rispetto al pontefice, dovranno ora prestare attenzione anche a quello che il Papa dirà e farà, perché in questo momento, sembra molto più determinato di altri. E la gente, lo ribadiamo, è dalla sua parte.

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By | 2013-09-09T11:15:41+00:00 09/09/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.