Guerrilla gardening, quando la protesta sposa la creatività

C’è una nuova forma di protesta non violenta, utilizzata soprattutto da gruppi di ambientalisti, il guerrilla gardening, ossia un giardinaggio “politico” che riporta il verde dove è stato eliminato, per sensibilizzare nei confronti dei diritti della terra. Già in uso negli anni ’70 è tornato in voga negli ultimi anni. Come funziona? Gli attivisti rilevano un pezzo di terra abbandonato, che non appartiene loro, per farci crescere piante o colture. Alcuni gruppi operano durante la notte, in relativa segretezza, altri lavorano più apertamente, cercando di coinvolgere le comunità locali. Per alcuni diventa una vera forma d’arte.

Churcill in una versione punk.

Alcuni esempi delle realizzazioni più creative? Un cassone per l’immondizia è stato trasformato in una fioriera, per combattere con il verde il proliferare di rifiuti, simile all’idea di chi ha piantato dei fiori dento un distributore di giornali. Oppure un vecchio idrante in disuso ed abbandonato adibito ad originale vaso per cactus. Nel 2000, nella londinese Parliament Square, un gruppo di attivisti ha protestato contro la globalizzazione. Tra loro alcuni attivisti hanno posto una creata punk-green su una statua di Churchill.

Contro il degrado della città troviamo invece coloro che hanno usato vecchi poster, ancora attaccati ai muri, come porta fiori. Innovativa anche l’idea di utilizzare il muschio per realizzare un murales, anche se in questo caso di ridotte dimensioni. Per il problema di piante cittadine che crescono al di fuori dei vasi che le ospitano? Qualcuno ha sottolineato che la natura non si può contenere entro limiti prestabiliti con una “perdita” verde da alcuni contenitori. Infine si sa, la natura arriva dove vuole, tanto da riconquistare il posto toltole dall’uomo avendo sufficiente tempo a disposizione. Qualcuno ha deciso di darle una mano, velocizzando i tempi di recupero di una vecchia auto.

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By | 2013-07-08T09:54:50+00:00 08/07/2013|Categories: Mondo|Tags: , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa