I barbari e la velocità. Intervista ad Alessandro Baricco

In occasione del festival La repubblica delle idee organizzato dal quotidiano Repubblica lo scorso giugno a Bologna, è intervenuto in piazza Santo Stefano lo scrittore Alessandro Baricco, che ha voluto riprendere e chiarire meglio il discorso sui cosiddetti barbari, un fenomeno sociale descritto ampiamente in uno dei suoi libri più famosi. Concluso il suo intervento si è fermato a fare due chiacchere con Radioincorso.it, discutendo non solo di barbari ma affrontando anche il tema della lettura tra gli italiani.

DOMANDA: Riprendiamo uno slogan del Festival di Repubblica a cui lei ha partecipato il mese scorso: “scrivere il futuro”. I barbari, secondo lei, lo stanno già facendo?

RISPOSTA: Accidenti sì. Non perdono un giorno. E sono anche più veloci del solito, perché in 15-20 anni hanno cambiato tutto.

D: La velocità è una delle loro maggiori caratteristiche. Positiva o negativa?

R: La velocità fine a se stessa è una nevrosi e basta. Diciamo che nel suo tratto più bello la velocità degli ultimi 15-20 anni ha immesso nella civiltà ha uno scopo, che è il risultato di un’idea diversa di cosa dovrebbe essere l’esperienza. Mentre per la mia generazione l’esperienza era soffermarsi su qualcosa per poi approfondirlo, ora fare esperienza è diverso. E’ una specie di traiettoria veloce tra molti punti differenti che formano una figura e quella figura è, appunto, l’esperienza. Ma se non sei veloce non formi nessuna figura perché ti areni in ogni singolo punto. La velocità, quindi, intesa come la capacità di limitare l’esperienza e di passare da un contesto ad un altro, forma delle figure di senso compiuto, ed è un modo di raccogliere. Altrimenti rimane, come dicevo prima, solo una nevrosi.

Alessandro Baricco alla Repubblica delle Idee

Alessandro Baricco alla Repubblica delle Idee

D: Lei sostiene che i barbari distruggano le cosiddette mediazioni. Cosa significa?

R: I barbari prediligono un rapporto diretto e se possono preferiscono saltare il sacerdote che celebra il rito. Così facendo credono di arrivare meglio al cuore delle cose e in questo c’è un’idea che non è completamente sbagliata.

D: Vale anche per la democrazia?

R: La democrazia in passato era l’inizio di questo processo, in quanto ha prodotto un rapporto diretto con qualsiasi cittadino e il potere, che prima non era di certo immaginabile. Diciamo che c’è un sotterraneo nesso con la democrazia. Mi viene in mente l’esempio della rete, ambiente democratico e libertario.

D: Secondo una ricerca dell’Istat in Italia si legge sempre di meno. Lei che cosa ne pensa?

R: Intanto credo si debba ridimensionare l’idea secondo cui gli italiani leggono poco, perché rispetto alle medie non siamo affatto male. Naturalmente in Finlandia leggono di più, ma lo credo. In inverno il tramonto è alle due e mezza e hanno molta meno luce di noi. Dipende quindi anche dal posto in cui si vive. Dopodiché, si legge meno perché ci sono molte altre cose da fare. Al di là del tempo libero che si ha, sicuramente mio figlio che ha tredici anni ha un numero di proposte, non per forza stupide, che sono quindici volte più numerose di quelle che avevo io alla sua età. I libri hanno quindi molti più rivali, alcuni dei quali sono molto efficaci e istruttivi. Non siamo più nell’800 dove il libro era l’evento straordinario della vita di un uomo. Quindi la gente legge di meno e forse fa anche bene. Di certo non credo che usi il suo tempo libero buttandolo via, anzi.

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.