I cervelli in fuga dall’Iran sperano nell’accordo

Tra coloro che guardano con grande attenzione alle trattative in corso a Losanna non ci sono solo le grandi potenze occidentali e le due grandi anime dell’islam, quella sciita e quella sunnita, ma anche anche gli studenti iraniani. Accanto agli interessi strategici americani nella penisola arabica, alle preoccupazioni israeliane sull’atomico persiano ed alle rivendicazioni dei vari paesi in gioco, vi è una grande rivendicazione del diritto allo studio, che le sanzioni occidentali hanno negato ai giovani iraniani. Vi sono infatti nelle università del mondo diverse riserve riguardo all’ammissione di matricole proveniente dal paese degli ayatollah, in  particolare da tre anni a questa parte. Le facoltà scientifiche poi, sarebbero quelle più gettonate da una popolazione che, nel complesso, dimostra eccellenti capacità in campo analitico, dalla matematica alla fisica. Il sospetto si è lentamente radicato negli atenei di tutto il mondo che stanno ultimamente tentando di limitare gli accessi a tutte quelle facoltà che potrebbero portare a delle conoscenze in campo nucleare, da riutilizzare poi in patria. Timori tra l’altro piuttosto privi di fondamento visto che i giovani iraniani non solo tendono ad accedere in tutti i campi del sapere, ma si dimostrano in ogni caso tra i più filo-occidentali tra gli studenti provenienti dal Medio-Oriente.

La loro applicazione poi negli studi riflette la passione della quale devono essere equipaggiati per riuscire a raggiungere i nostri atenei. Infatti tra i requisiti minimi prima di partire, in particolare verso il nostro paese, vi è un esame di lingua italiana. A questo deve seguire obbligatoriamente la dimostrazione di possedere un reddito adeguato a sostenersi nel nostro paese. Se prima delle sanzioni la cifra richiesta corrispondeva a 4.000€, dopo il 2012, con la svalutazione del riad (la moneta iraniana) di 2/3 del suo valore, una famiglia deve oggi dimostrare di possedere l’equivalente di 40.000€ per poter approdare in Italia. Una somma evidentemente notevole che finisce quindi per limitare moltissimo le possibilità degli studenti di accedere al nostro sistema. I problemi non finiscono qui perché, sempre a seguito del 2012, diverse banche hanno congelato i conti correnti legati all’Iran e tra questi quelli degli studenti, che da un giorno all’altro, in diversi casi senza nemmeno essere avvisati, si sono ritrovati completamente al verde. In questo modo si incoraggiava la pratica del trasporto di somme in contante, proibita oltre ad un certo ammontare, lasciando quindi gli studenti in una situazione davvero spinosa.

Considerando quindi quanto riportato sopra è facile comprendere come le trattative in corso generino grandi speranze per il futuro nelle giovani generazioni iraniane. Gli studenti in particolar modo, gli stessi che hanno partecipato alla Protesta Verde a seguito dell’esito delle elezioni del 2009, sperano che questo sia un passo per riavvicinare il paese a dei valori più filo-occidentali, che sarebbero già predominanti in alcune porzioni della società ma difficili da esprimere allo stato attuale delle cose. Quello che si vorrebbe in questi ambienti essenzialmente, è la possibilità di smettere di essere associati al paese degli ayatollah e delle donne coperte col velo, per rientrare nella storia e dare il proprio contributo come paese che, oggettivamente, può avere molto da dare.

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By | 2015-04-03T10:51:32+00:00 03/04/2015|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.