I Milleocchi, cronaca di un festival

Un programma ricchissimo, in cui cinema, arte e letteratura s’intersecano, svelando al pubblico particolari sfaccettature di proiezioni e artisti poco conosciuti o lasciati nel dimenticatoio: è l’undicesima edizione de I Milleocchi intitolata “Una lettera a una sconosciuta”, il Festival del cinema e delle arti, che dal 14 settembre ha invaso dalla mattina alla sera la sala del cinema Ariston. Politematico, così lo si può definire questo Festival, che racchiude in sé molteplici appuntamenti non solo cinematografici, i quali come obiettivo principale hanno tutti il compito di far conoscere o riportare in luce film e personaggi italiani e internazionali.

Il regista Valerio Zurlini.

A pochi giorni dalla chiusura, il Festival ha coinvolto un pubblico numeroso, che ha partecipato ai molteplici interventi proposti. Particolare spazio è stato dato a Valerio Zurlini, regista bolognese mancato nell’82, che forse si potrebbe definire “il perno” di questa edizione, come suggerisce il direttore del Festival, Sergio Mattiassich Germani,.

Svariate sono le opere zurliniane proposte in programma. Spunta “Cronaca familiare”, vincitrice del Leone d’oro nel ’62 alla Mostra di Venezia, ispirato all’omonimo romanzo di Vasco Pratolini secondo l’abitudine del regista di trarre spunto dai romanzi letterari per i suoi film. Emerge poi il discusso lungometraggio “Le soldatesse”, girato in territorio Jugoslavo. Alla proiezione concomitante all’apertura del festival, ha partecipato, oltre ai familiari di Zurlini, anche la protagonista di questo lungometraggio, l’attrice Milena Dravić, la Brigitte Bardot serba. Ad ampliare poi lo speciale sul cineasta bolognese, è intervenuto anche Enrico Ghezzi, l’inventore di Blob, sia come critico che come ideatore di una e più puntate di Notte Fuori Orario.

Ghezzi però ha partecipato anche alla presentazione di un’altra sezione di questo Festival senza barriere: Viaggio in Italia, una rassegna creativa, dedicata ai registi tedeschi legati al nostro paese. In questo caso Ghezzi, assieme al critico Olaf Möller, che ha curato anche la presentazione di altri film, e al direttore Mattiassich Germani, ha ripreso in mano il trittico Genoveffa di Brabante, leggendario personaggio medievale di origine francese, reso popolare dalla Legenda aurea di Iacopo da Varazze (sec. XIII) e interpretato nel corso del tempo dai  registi Primo Zeglio, Arthur Maria Rabenalt e Edgar George Ulmer.

A fare da contorno a vari film, le introduzioni di diversi critici, le proiezioni dei retroscena, frammenti di interviste ad attori o registi: Milleocchi si è presentato come un potpourri di pezzi slegati uno dall’altro, ma accomunati dal grande schermo, che insieme hanno creato un’atmosfera vivace, istruttiva e piacevole per un pubblico curioso.

Nella splendida cornice delle femme fatale degli anni ’30, dagli abiti lunghi coronati da piume, è spuntata

L'attrice Lia Franca.

anche una diva di quel periodo, Livia Franchi, a cui i Milleocchi ha voluto dedicare una breve retrospettiva con “Ressurectio” di Antonio Blasetti, primo film sonoro italiano prodotto dalla nuova Cines. Nel lungometraggio, oltre all’importanza degli sguardi e delle azioni, quali simboli essenziali per la comprensione del film, s’inserisce anche la voce e, per la per la prima volta, la musica.  Lia Franchi, qui una “purezza standard”, come venne definita allora, si dimostra un’autentica diva meteorica del grande schermo, che decise di abbandonare le scene e ritirarsi a vita privata proprio all’apice della carriera. A presentare “La stella della rinascita”, com’è stata intitolata la retrospettiva, c’erano il direttore Mattiassich Germani con Maurizio Cabona e un intervento di Simone Starace alla presenza della nipote di Franca, Gianna Penso.

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