I Ponti del concerto di musica ebraica riempiono il Verdi

Dal 2000, il 6 settembre di ogni anno si aprono le porte della comunità ebraica e si può visitare una cultura che pur coesistendo con la nostra, viene troppo spesso ignorata o dimenticata. La sinagoga di Trieste organizza ogni anno delle visite guidate per i luoghi principali della comunità, facendo in modo che si possa ricordare facilmente da quanto tempo la cultura ebraica convive assieme alle altre specialmente in una città di frontiera e interculturale come Trieste.

Come ogni anno la serata si è conclusa con un concerto al Teatro Verdi, nel quale l’orchestra e il coro del Teatro si sono cimentati con opere scritte da due compositori che danno lustro alla comunità triestina: Vito Levi e Marco Podda. Le musiche, che mescolavano sonorità esotiche al gusto occidentale, riprendendo a tratti Stravinsky e Tschaikowsky e alcune sonorità più moderne alla Morricone hanno soddisfatto il pubblico. Il coro è stato poi impreziosito dalle voci soliste della soprano Ayse Sener e del tenore Alessandro D’Acrissa che hanno eseguito con le loro voci pulite e precise, i canti che Marco Podda aveva orchestrato per loro sia nella sua composizione, ispirata al Cantico dei Cantici Il Canto e a quella fatta per l’opera di Levi Surge Propera.

Le musiche sono state eseguite da Angelo Cavallaro che ha saputo estrarne la giusta ritmica e ha amalgamato piuttosto bene gli strumenti con le voci. In questi brani il coro ha intonato canti in latino e in italiano per sottolineare ulteriormente questo ponte tra le due culture; un ponte che, come è stato detto nella presentazione, “non modifica le due sponde che rimangono separate, ma le arricchisce permettendone lo scambio reciproco”.

Commenti Facebook
By | 2015-09-08T10:45:07+00:00 08/09/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , , , |Commenti disabilitati su I Ponti del concerto di musica ebraica riempiono il Verdi

About the Author:

Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.