I Ritmo Tribale e la musica milanese degli anni ’90

Per ogni giornalista musicale c’è un gruppo o un artista in particolare che ha sancito definitivamente la “vocazione” a dedicare la testa ed il cuore a parlare e scrivere di musica e ovviamente il sogno è quello di arrivare un giorno ad incontrarlo e a scriverne il più possibile. Elisa Russo, giornalista triestina è riuscita a coronare questo suo sogno. Ha appena pubblicato per Odoya edizioni il libro Uomini “I Ritmo Tribale, Edda e la scena musicale milanese”;noi la abbiamo incontrata per farci spiegare da lei questo importante lavoro.

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Come mai questo titolo: Uomini?
Il libro parla della situazione milanese negli anni novanta e in particolare della storia del gruppo dei Ritmo Tribale; il titolo trovo che spieghi molto bene il tipo di rapporto che si era instaurato fin dall’inizio all’interno del gruppo. In fondo anche il loro stesso nome rimanda ad una tribù ed al rapporto molto stretto che lega tutti i membri della stessa, quasi più che in una famiglia. Uomini sta ad indicare il fatto che, ancora prima che artisti e musicisti, in questo gruppo si intrecciano le vicende di semplici esseri umani.

Come mai hai deciso ora di scrivere questo libro?
Ho voluto farmi un regalo dopo aver conosciuto Edda (ex frontman dei Ritmo Tribale e ora solista n.d.r.) scrivendo un libro che percorresse le vicende di un gruppo che negli anni ’90 ha sicuramente influenzato un certo tipo di musica Punk-Rock italiana e che è stato a sua volta figlio di una situazione musicale che ormai si fa difficoltà a trovare.

Parli di una maggior libertà musicale?
Più che libertà credo si tratti di un diverso approccio al panorama musicale che ora è difficile da riproporre a causa dell’evoluzione che ha avuto in questi ultimi venti anni il panorama musicale indipendente. Oggi purtroppo la situazione di ciò che si intende come musica indipendente è molto diversa da allora.

In che senso?
La situazione ormai sta diventando quasi imbarazzante; inizialmente voler fare musica indipendente era un sentimento vero e proprio, partito come una cosa nobile e inteso come la scelta consapevole di voler stare fuori dal circuito delle grandi etichette, ora invece sembra soprattutto una scusa per i musicisti che non sanno utilizzare dei circuiti musicali veri e propri e si nascondono dietro questo termine. Ora la scena è stata talmente tanto cannibalizzare che non c’è nemmeno più spazio per realtà simili. Negli anni novanta passare da un’etichetta indipendente alle major, invece, era considerata una tragedia per i fan di un gruppo.

Cosa hai apprezzato soprattutto di questo tuo lavoro?
Ho potuto raccogliere decine di ore di interviste, incontrando tantissime persone che hanno collaborato col gruppo e che hanno fatto parte di quella scena  o ne sono stati direttamente ispirati:  Eva Poles, gli Afterhours e anche i Litfiba e i Ministri hanno potuto vivere da vicino la realtà dei Ritmo Tribale e l’ambiente che li ha plasmati. Inoltre ho potuto conoscere bene Edda, una persona davvero speciale e gentile che mi ha aperto il suo mondo senza ipocrisie e con grande amore dimostrando una passione talmente vivida e travolgente da illuminare tutto ciò che tocca.

E questa passione trasmessa ad Elisa Russo è stata a sua volta travasata anche in questo libro che coinvolge il lettore soprattutto perché permette di immergersi completamente in un epoca e un mondo che sembrano ormai lontanissimi dal nostro ma che sono in realtà i prodromi (troppo sconosciuti) della realtà attuale.

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By | 2015-04-20T11:03:00+00:00 20/04/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.