Il Cigno Nero ipnotizza il Rossetti

Quando si dice breve, ma intenso. La stagione Danza del Teatro Rossetti è cominciata martedì 30 ottobre con estrema eleganza, grazie al “Gran Gala Il Cigno Nero”, a cura di Daniele Cipriani, e sul palco fino a mercoledì 31. Lo spettacolo, che raccoglie alcuni dei momenti salienti, e più conosciuti, dell’opera “Il Lago Dei Cigni”, di  Pëtr Il’ič Čajkovskij, vanta la presenza di artisti di primo livello, come Irina Dvorovenko e Maxim Beloserkovesky, primi ballerini dell’American Ballet Theatre di New York, e Alessio Carbone, primo ballerino dell’Opéra de Paris, i quali si muovono seguendo le coreografie di Marius Petipa, Michel Fokine, Maurice Bejart e Ben Stevenson.

La locandina dello spettacolo "IL Gran Gala il Cigno Nero".

Se la scorsa settimana il Rossetti aveva aperto i battenti della nuova stagione 2012/2013, proponendo il tema della parola, si può dire che questa volta, c’è stato un cambio d’argomento quanto mai accattivante. Il “Gran Gala Il Cigno Nero” si è rivelato uno spettacolo ricco di significato, che il pubblico è riuscito a comprendere, un po’ per la notorietà della storia, accresciuta grazie al film “Il Cigno Nero” di Darren Aronofsky con Natalie Portman, e soprattutto per la forza comunicativa della musica immortale di Čajkovskij e dei movimenti ipnotici dei ballerini. Si è proprio trattato di ipnosi, quello stato di muta osservazione in cui il pubblico si è ritrovato mentre ammirava i fluidi movimenti dei ballerini sul palcoscenico. I gesti e i passi di danza erano così perfettamente fusi con le note del maestro russo, che sembrava di vedere la musica. Un risultato quasi scontato, quando ci si affida ai veri professionisti del balletto.

L’unico lato un po’ buio del Gran Gala, è stata la sua breve durata, dovuta al fatto che si trattava di una raccolta delle parti più note de “Il Lago Dei Cigni”, e non del balletto per intero.
Ad ogni modo, questa ambivalenza dello spettacolo potrebbe essere considerata in linea con la favola russa che ha ispirato l’opera. La giovane Odette, tenuta prigioniera e trasformata in un cigno dal malvagio Rothbart, può ritornare ad essere libera da questa maledizione solo se otterrà una promessa di matrimonio fatta in punto di morte. Il principe Siegfrid, innamoratosi della fanciulla, la invita al castello la sera seguente, ad una festa dove dovrà scegliere la sua futura consorte. Rothbart, venuto a sapere dell’intento del principe, vuole impedire l’idillio dei due innamorati, e organizza un inganno: al posto di Odette, manda al ballo una sua sosia, Odile, il Cigno Nero. Siegfried ne rimane ammaliato e la chiede in sposa. Una volta scoperto l’inganno, il principe non riuscirà comunque a rimediare all’errore commesso, e la povera Odette troverà la morte, e la libertà, tra le acque del lago.

Molte sono state, e con ogni probabilità altrettante saranno, le rivisitazioni date a questa storia. Con finali alternativi e nuovi modi di raccontare la favola di Odette, ciò che rimane una verità costante è l’eterno fascino che non smette mai di conquistare il pubblico.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.