Il coro dell'Units, una realtà da conoscere

E’ un martedì sera di prove per il coro della nostra università. Dalla porta dell’Aula Venezian entrano coristi di tutte le età, studenti ed ex-studenti, che anche dopo la laurea hanno scelto di restare nel coro, a testimonianza di una grande passione e del clima di amicizia che si respira fra i banchi di legno scricchiolanti. A farci scoprire questa dinamica associazione studentesca, che coinvolge oltre cinquanta persone, sono la presidentessa Lara Barbazza e il direttore del coro, il maestro Riccardo Cossi.

Raccontateci un po’ il coro. A che generi musicali si dedica e a chi è rivolto?
Lara Barbazza: E’ rivolto a tutti coloro che fanno parte dell’università o ne hanno fatto parte, studenti, docenti e personale tecnico amministrativo, a chiunque voglia stare in gruppo e imparare a cantare insieme.
Riccardo Cossi: Il nostro repertorio è molto vario. Abbiamo affrontato tutti i tipi di repertorio per coro, dalla musica sacra alla musica polifonica profana, dagli spirituals alla musica leggera. Poi dipende dalla sede in cui ci fanno fare i concerti, che nel 99% dei casi è la chiesa, quindi si va sul repertorio sacro.

Come è nato il coro?
LB:
E’ nato Nel 2000. C’era la sensazione che mancasse qualcosa all’interno dell’università e l’allora presidente del Consiglio degli Studenti, Emanuele Zaia, ha pensato di destinare dei fondi a disposizione del Consiglio degli Studenti per fondare un coro. Pian piano il coro si è staccato da questa connotazione, diventando un’associazione studentesca a sé, formata e fondata da studenti. Inizialmente era chiamato coro studentesco e poi abbiamo ottenuto attraverso il senato accademico la possibilità di essere definiti IL Coro dell’Università di Trieste.

Voi personalmente come ci siete approdati?
LB:
Avevo visto anni fa la locandina. Poi tramite degli amici ho conosciuto il presidente del coro che mi aveva detto che bella esperienza fosse e mi aveva invitato alle prove. Da allora non me ne sono più andata. Era il 2003.
RC: Sono arrivato nel 2007. Mi aveva contattato l’allora direttrice Silvia Rosani. Lei non poteva più portare avanti il coro, così sono subentrato io.

Qual è stata la vostra prima impressione sul coro?
LB:
Paura. Perché non avevo la più pallida idea di cosa fossero gli spartiti né di cosa fosse la musica corale in generale. Prima di allora avevo solo cantato a casa. Poi, quando ho iniziato a capire cosa bisognava fare, mi ha preso, mi ha emozionato e coinvolto.
RC: Io lavoravo già con cori da diversi anni. La prima sensazione che ho avuto è stata “finalmente un coro di giovani”, che è una cosa rara qua a Trieste, benché ci siano tanti cori, ma anche in tutta Italia in realtà. L’età, da un punto di vista vocale, conta. Ci sono cori formati da ragazzi, soprattutto universitari, che purtroppo non sono sempre di buon livello. Trovare giovani che abbiano voglia di cantare in coro, soprattutto certi generi musicali, è difficile oggi come oggi. Per me è stata un’occasione da non perdere. Quest’anno vedere così tanta gente è stato uno stimolo maggiore perché si riesce a fare un lavoro di un certo tipo. Penso soprattutto alla tradizione straniera. In Germania, Inghilterra e Francia il coro all’interno dell’ateneo è una realtà normale. I ragazzi cantano fin da piccoli e non dico che tutti abbiano una preparazione musicale di base, ma quasi. Lo vediamo anche con i ragazzi in Erasmus che arrivano qui,  spesso cantano già da anni, leggono le partiture e la prima cosa che fanno è informarsi  se c’è un coro.

Alcuni membri del Coro dell’Università di Trieste durante le prove.

 

Qual è l’aspetto che preferite di questo coro?
RC:
E’ un coro senza le parti noiose di un coro.
LB: L’insieme. Siamo gruppo coeso, si sta bene insieme. Alla fine delle prove e dei concerti festeggiamo insieme. E poi si impara molto di musica, della sua storia dal 1600 in poi.

Qual è il ricordo più divertente o emozionante?
LB:
Ho conosciuto il direttore. [Lara e Riccardo sono un’adorabile coppia di giovani sposi] Tutti i concerti, le trasferte, aver conosciuto altre realtà corali, sono momenti preziosi.
RC: L’idea che non solo ho insegnato ma che ho anche imparato tante cose. Ho la sensazione che cresciamo assieme. Io do quello che so, cercando di fare al meglio il mio mestiere, intanto mi accorgo che faccio esperienza e cresco anche io. Ho la possibilità di fare tante cose perché ci sono ragazzi che hanno voglia di fare.

Pensando al repertorio del coro, qual è il pezzo che preferite e perché?
LB:
Ce ne sono tanti, legati a vari anni del coro. Se devo sceglierne uno è lo Psallite Deo Nostro del Magnificat di Bach, perché è stato il primo brano che ho imparato a coro. Ma ci sarebbero  anche il Magnificat di Pachelbel, che abbiamo studiato fino ad averne la nausea, il Sicut Cervus di Palestrina e lo Stabat Mater che abbiamo cantato con l’orchestra.
RC: L’oratorio di Natale di Saint Saens. E’ stato uno dei primi pezzi che ho suonato e fin da piccolo avevo il sogno di poterlo dirigere. L’abbiamo eseguito per il concerto di natale quest’anno.

Come vengono scelti i brani da cantare?
RC:
A gusto personale mio.
LB: E anche in base alle nostre facce. Lui ci prova, ma se facciamo facce schifate…
RC: Io ci provo, poi se non piace si archivia.

Nel 2005 il coro ha registrato un album. Raccontateci di quest’esperienza.
LB:
E’ stata una delle esperienze più belle e massacranti che abbia mai fatto. Per prepararci, la nostra direttrice all’epoca, Silvia Rosani, ci ha fatto fare prove su prove, non ne potevamo più. Ci siamo rinchiusi in aula magna per due settimane ogni sera, dalle cinque alle nove, a cantare. Però è stato bellissimo. Il fatto di avere qualcosa su cui abbiamo sputato sangue e che fa vedere quanto abbiamo lavorato è una cosa fantastica.
RC: Canteremo all’inaugurazione dell’anno accademico, che si terrà al Teatro Verdi il 4 marzo. Poi abbiamo alcuni progetti. Ogni anno organizziamo una trasferta che sia un’occasione di gemellaggio con altri cori, universitari e non. Quest’anno ad aprile andremo a trovare il Coro dell’Università di Parma. A maggio noi organizziamo “Armonie di Primavera”, una manifestazione qui a Trieste, a cui invitiamo altri cori. Stiamo anche lavorando per riuscire a realizzare un concerto nell’ambito universitario. Adesso valuteremo come fare perché è sempre un po’ complicato. Vi terremo aggiornati.

Soprani e contralti alle prove.

Cosa volete dire a chi non ha mai cantato in un coro che vorrebbe provarci?
RC:
Cantare è bello. E qui non si tratta solo di cantare ma anche di stare insieme e conoscere persone con questa passione. Inoltre si arricchisce la propria cultura personale perché lavoriamo seriamente e si imparano tante cose.
LB: Facciamo prove ogni martedì dalle 20:30 in Aula Venezian. Venite.

Commenti Facebook
By | 2017-05-21T12:42:18+00:00 22/02/2013|Categories: Giovani e società, Università|Tags: , , |0 Comments

About the Author: