Il dialogo tra scienza e filosofia a Trieste Next 2016

Tra i molti eventi di TriesteNext 2016, hanno avuto ampio spazio tre incontri il cui tema verteva sul gioco dialettico tra l’universo scientifico e quello filosofico, troppo spesso considerati inconciliabili. Nell’edizione dedicata al Post-Umano, oltre ai temi dello sviluppo e della ricerca, è stato proposto un dialogo tra la scienza e la filosofia per poter riflettere sulle diverse implicazioni epistemologiche, psicologiche e sociali dell’era tecnologica. I tre colloqui, introdotti e condotti dal professor Luca Illetterati, docente di Filosofia teoretica all’Università di Padova (ASCOLTA QUI L’INTERVISTA), sono nati dall’esigenza di inserire all’interno del festival un’istanza critica e hanno avuto per tema le tre qualità caratterizzanti e fondanti la natura umana: il linguaggio, la conoscenza e il riconoscimento. L’uomo non è l’unico animale dotato di queste capacità, ma è l’unico nel quale queste tre caratteristiche insieme concorrono a istituirne la natura. Un Teatro Miela affollato ha ospitato tutte e tre le discussioni: nella giornata di venerdì, dalle 18:00 alle 19:30, il professor Felice Cimatti (docente di Filosofia del linguaggio all’Università della Calabria), il professor Marcello Monaldi (docente di Estetica all’Università di Trieste) e il professor Giorgio Vallortigara (direttore CiMeC-Centro Mente-Cervello, Università di Trento, prorettore alla Ricerca dell’Univerità di Trento) hanno partecipato a Dialoghi tra scienza e filosofia: parlare; sabato, dalle 15:00 alle 16:30, è andata in scena la discussione Dialoghi tra scienza e filosofia: conoscere, alla quale hanno preso parte il professor Maurizio Ferraris (docente di Filosofia teoretica all’Università di Torino) e il professor Alessandro Treves (docente di Neuroscienze cognitive alla SISSA); nella giornata conclusiva della rassegna, dalle 11:30 alle 13:00, la professoressa Gloria Origgi (docente Institut Jean Nicod, Ecole Normale Supérieure de Paris e Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) e Gabriele Beccaria (coordinatore Tuttoscienze di La Stampa) sono intervenuti nei Dialoghi sull’uomo: riconoscersi.

Parlare

Nella Politica, Aristotele afferma che l’uomo è l’animale dotato di parola (logos), ovverosia è, tra gli animali, il solo capace di articolare un discorso. Sviluppando la questione, si potrebbe affermare che l’uomo è l’unico animale che utilizza il linguaggio non solo per comunicare ma soprattutto per pensare e sarebbe dunque lo stesso logos a fondare il pensiero. Tuttavia, secondo un’interpretazione affascinante dell’affermazione aristotelica (Raimon Panikkar), l’uomo non possiede il linguaggio ma ne è in qualche modo attraversato. La capacità di parola diventa allora una tecnica che l’essere umano utilizza nello stesso momento in cui ne è dominato, ma nella parola c’è la possibilità di conoscere e riconoscersi.

Conoscere

Secondo la mitologia greca, nel suo enigma, la Sfinge chiede quale sia l’essere quadrupede, bipede e tripede e l’unico a rispondere correttamente è Edipo. La risposta “l’uomo”, implica che tecnica sia qualcosa di fondante la natura umana, poiché la terza gamba è il bastone a cui l’uomo si appoggia nella vecchiaia. Questo mostra come l’umano sia strutturalmente insufficiente e come abbia bisogno di qualcosa che è contemporaneamente nostro ed esterno: la tecnica. La conoscenza nasce proprio da questa emergenza, ovverosia dall’incontro tra fattori esterni e ciò che è a noi interno. Con la conoscenza, siamo dunque attraversati dal linguaggio e portati al riconoscimento.

Riconoscersi

L’uomo è l’animale politico (Arisotele, Politica) e come tale è portato a unirsi ai propri simili per creare delle comunità. Tuttavia, la condizione politica è qualcosa di più rispetto alla socialità, poiché è dominata dalle pratiche del riconoscimento o, in termini hegeliani, dalla dialettica del riconoscimento, ovverosia dalla lotta per essere riconosciuti dall’altro. Il riconoscimento è dunque qualcosa che ha a che fare con l’altro, e che attraverso l’altro si declina. Tale declinazione si sviluppa nei rapporti di linguaggio e conoscenza.

Questi tre dialoghi hanno avuto la capacità di mostrare i complessi risvolti dello sviluppo tecnologico e, secondo il professor Luca Illetterati, “hanno avuto la funzione di problematizzare queste tre azioni e di mostrare come oggi queste richiedano di essere pensate all’altezza del nostro tempo e non più in termini tradizionali”.

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By | 2017-02-12T16:38:57+00:00 25/09/2016|Categories: Cultura e spettacoli, Magazine|Tags: , , |0 Comments

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