Il Festival del Cinema Muto si aggiudica un’anteprima mondiale inedita

Quando si parla di Orson Welles la prima cosa a venire in mente è il film “Quarto potere“, che è stato incoronato da una commissione di 250 critici e registi “il più bel film della storia del cinema“. Uno dei primi approcci con la macchina da presa per Welles fu “Too Much Johnson“, che, in un’idea molto avanti per i tempi, doveva servire da preludio per l’omonima rappresentazione teatrale. Per motivi di budget la pellicola non fu mai proiettata e per anni si credette che fosse andata persa per sempre. Giaceva invece dimenticata in un magazzino proprio a Pordenone e, restaurata grazie all’interesse di Cinemazero, sarà la stella della 32° edizione delle Giornate del Cinema Muto, dove sarà proiettata per la prima volta davanti ad un pubblico il 9 ottobre, al Teatro Verdi di Pordenone.

The Freshman, con Harold Loyd. Insieme a Keaton e Chaplin rappresentano la triade dei comici del cinema muto.

Il 12 ottobre sarà invece uno dei comici più eminenti del Cinema Muto, Harold Lloyd, a scatenare le risate del pubblico con “The Freshman – Viva Lo Sport”, considerata una delle cento commedie americane più divertenti. Ad accompagnare la proiezione sarà la musica della FVG Mittleuropa Orchestra, diretta da Carl Davis, ospite sempre gradito alle Giornate del Cinema Muto. La partitura da lui composta appositamente per “The Freshman” è un omaggio agli anni ’20, con i ritmi del blues e del jazz, il perfetto accompagnamento all’avventura del protagonista, che grazie allo sport intende diventare lo studente più popolare del college.

Non si guarda solo al passato, ma anche al presente di un’arte di far cinema che non è mai morta. L’onore di inaugurare le Giornate, il 5 ottobre, è stato accordato ad un film contemporaneo, “Biancanieves“, rivisitazione spagnola della nota fiaba del regista Pablo Berger, che sarà presente al festival.

Nell’arco di giorni dal 5 al 12 ottobre il Teatro Verdi ospiterà opere da tutto il mondo, dalla rassegna “Labbra Sigillate”, incentrata sul cinema svedese degli anni fra il ’25 e il ’29, al cinema ucraino degli anni ’20 prodotto dal VUFKU, che distaccandosi dal sistema sovietico incentivava la sperimentazione e l’innovazione, al cinema messicano alle prese con i suoi eroi Emiliano Zapata e Pancho Villa e la rivoluzione che portò ad un nuovo stato. Non mancano opere del cinema italiano, dove nella sezione restaurati si fa notare un Promessi Sposi del 1913.

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