Il giovane pittore triestino Budicin conquista Venezia

L’opera “Inverno”, olio su tela.

Difficile trovare un pittore di 33 anni che oggi riprenda la tecnica virtuosa e fascinosa di Tiziano. Pollock, la pop-art, le correnti artistiche in generale dagli anni ’60 in poi riscuotono nei giovani d’oggi molto più successo. Eppure c’è chi ancora esprime gusti classici: Roberto Budicin, figlio del pittore Sergio Budicin, l’altro ieri alla Melori & Rosenberg di Venezia, prima galleria d’arte contemporanea del Campo del Ghetto Novo, ha inaugurato, con la cura critica dell’architetto Marianna Accerboni, la sua ultima personale dal titolo “La Venezia mitteleuropea di Budicin”.

26 oli su tavola e su tela, quasi tutti inediti, presentano in particolare temi quali la natura e il

L’opera “Ritratto di un menestrello”, olio su tavola.

paesaggio, oltre che il ritratto Attraverso un’insolita pittura poetica e a volte bucolica, Budicin riesce sempre a cogliere la luce e l’emozione dell’attimo fuggente attraverso pennellate intense ma delicate, accompagnate da un’istintiva spontaneità, frutto di approfonditi studi che il giovane Budicin ha iniziato fin durante dall‘adolescenza. A 16 anni infatti, grazie agli stimoli ricevuti dal padre, frequenta l’atelier del pittore accademico Walter Falzari, dove studia i soggetti dal vero e si esercita nel ritratto, training questo spesso connesso con la passione per la musica, che in Budicin spazia da Vivaldi al rock degli anni ’70 fino alla musica irlandese. In particolare questi due ultimi generi li ha sperimentati suonando in alcune band, soffermandosi oggi sulle note irlandesi, che egli apprezza per i rimandi mitologici e il mixare di ritmi, strumenti e modi di cantare diversi. Passione per la musica, da cui spesso l’artista trae ispirazione per i suoi dipinti.

Sulle tele declinate ad acquarello, olio o tecnica mista, sia nel ritratto che nella pittura di paesaggi, Budicin adotta anche vari “segreti” tecnici, ossia “un raffinato virtuosismo usato da Tiziano” spiega Accerboni, “che consiste nello stendere delle pennellate a secco su un fondo a trama forte, cosicché da lontano l’effetto raggiunto è quello di una morbida vibrazione cromatica”.

L’opera “Da Rialto”, olio su tavola.

Accanto alla sperimentazione d’ispirazione tizianesca, egli introduce nei suoi quadri pure i risultati dei suoi studi di prospettiva, di figura in tre dimensioni, della teoria dei colori e sulla luce; oltre a ciò,  la sua pittura trae beneficio sia della sua successiva indagine di materiali e tecniche che  dell’ampliamento del suo parterre di motivi ispiratori dell’Ottocento tratti da J. Sargent, C.M. Russell, J. Sorolla, A. Zorn, J. Waterhouse e del Seicento colti da Rembrandt e Velasquez.

Alla galleria Melori & Rosenberg – Campo del Ghetto Nuovo (Cannareggio 2919): visitabile fino al 17 aprile. Orario: da domenica a venerdì 10 – 13 / 15 – 18. 

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