Il Metodo che sconvolge il Rossetti

Dal 10 al 29 marzo la Sala Bartoli del Teatro Rossetti ospita Il Metodo di Jordi Galceran con la regia di Andrea Collavino. Uno spettacolo interamente made in Friuli Venezia Giulia, coproduzione dello Stabile Regionale e La Contrada, che vede come protagonisti Maria Grazia Plos, Adriano Giraldi, Maurizio Zacchigna e Riccardo Maranzana.

Quattro manager, tre uomini e una donna si contendono il posto da direttore generale della Dekia, una grande multinazionale. Gli sfidanti saranno messi in crisi dalle prove che dovranno affrontare, sapendo che tra di loro è infiltrato uno psicologo dell’azienda con il compito di analizzarli e disorientarli. I quattro accettano le sfide bizzarre, sono pronti a mettere a nudo la propria intimità pur di avere quel posto.
L’attualità dello spettacolo è indiscussa. L’accesso al mondo del lavoro non è mai stato più difficile che al giorno d’oggi e Il Metodo mostra uno spaccato della realtà di cui tutti dovrebbero essere a conoscenza, in primis i giovani che si apprestano a terminare gli studi. Un motivo in più per andare a teatro, direte voi, ma le sorprese non finiscono qui: per gli studenti il prezzo del biglietto è scontato a 5 euro. Come se non bastasse,  Maria Grazia Plos ci ha concesso un’intervista che mette a nudo tutta la sua umanità, in totale contrapposizione con la filosofia che pervade Il Metodo e, questo, è molto rassicurante.

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Tutto ciò che accade sulla scena è purtroppo accaduto nealla realtà. Spesso le tecniche di selezione del personale corrispondono a quelle da voi messe in scena e sono perfino documentate in mauali specialistici della materia. Le è mai capitato personalmente?«A me non è mai capitato, ma ho amici e conoscenti che sono stati sottoposti a questo genere di selezioni disumane.  Un amico che lavora in una società di sviluppo aziendale mi ha addirittura raccontato che per assegnare un ruolo possono venire consultati 8 psicologi per volta. Ognuno deve prendersi cura di un aspetto della personalità del candidato, a cui viene fatto una sorta di scanner.
Mi viene da pensare anche a compagnie con un nome che vagamente ricorda quello di Dekia, ma
potrei fare un altro esempio: qualche giorno fa è venuto a casa mia un venditore porta a porta che, per due ore abbondanti, ha sciorinato tutte le caratteristiche dei suoi prodotti, nonostante gli ripetessi che non avrei acquistato nulla. Ha addirittura iniziato a compilare una ricevuta d’acquisto e quando l’ho bloccato mi ha guardato in un modo che non posso dimenticare. I suoi occhi hanno lasciato trapelare un guizzo di odio e rabbia e credo che, se fossimo stati in una giungla, mi avrebbe sbranata.
Tutto ciò mette in evidenza le pressioni che alcuni lavoratori subiscono.»

Se lei non ha mai subito pressioni così forti sul posto di lavoro, come ha fatto a prepararsi ad interpretare il suo ruolo?
«Io e i miei colleghi siamo stati personalmente sottoposti al “metodo Gronholm” utilizzato in alcune aziende per l’assunzione del personale. È stato terribile perché questo metodo tira fuori il peggio delle persone. Io ho avuto serie difficoltà nel gestirmi, ero diventata arrogante e stentavo ad ascoltare i consigli altrui, cosa che nella vita reale non accade.»

Qual è la reazione del pubblico quando viene messo di fronte a questa dura realtà?
«Il pubblico ha sempre delle espressioni “bellissime” e molto significative che cambiano man mano che la storia si evolve e diventa sempre più complessa. Tanti spettatori alla fine dello spettacolo ci raccontano che hanno deciso di lasciare la postazione da dirigente aziendale perché non riuscivano più a guardarsi allo specchio. C’è chi ha lo specchio appannato e non si vede, ma se per caso un giorno un angolino si spanna ti rendi conto della disumanità e non ce la fai più.
Adesso voglio farti io una domanda: ‘Tu chi avresti scelto tra i candidati al posto di lavoro nella Dekia?’»

Nel risponderle mi sento in difficoltà e lontana anni luce dalle logiche di mercato. Per fortuna, io e Maria Grazia, ci troviamo pienamente d’accordo e mi sento doppiamente rassicurata.

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By | 2015-03-21T16:26:17+00:00 21/03/2015|Categories: Magazine|Tags: , |0 Comments

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Studentessa non modello della Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste, ma originaria del profondo Sud. Sono appassionata delle più svariate forme d'arte che accordano o scordano (a seconda dei gusti) l'anima e faccio parte del team di Radioncorso.it dal 2013 in qualità di giornalista e speaker.