Il pazzo gioco tra Iside e Osiride

Chi pensa di andare a Teatro a vedere “Il flauto magico” a mio parere deve essere molto ben preparato sia sulla vita dei due autori sia sulla storia. Emanuel Schikaneder in Italia è uno dei tanti che semplicemente ha scritto un libretto d’opera. La realtà invece è molto diversa, la vita del giovane attore austriaco lo vede partire come “attoruncolo” di una sconosciuta compagnia e arrivare ad essere uno dei più grandi drammaturghi della storia del teatro tedesco.Zauberflote In questo salir e scendere di carriera si trova quindi a gestire il teatro “auf den Wieden”, che la dura sorte lo fa vivere poco più di quarant’anni. Nel momento più nero dove le finanze non erano per nulla buone Emanuel Schikaneder decide quindi di lanciare l’ultima sfida ad un suo concorrente e scrive quest’opera che come narrano certi scritti la musicherà quell’ amico ubriacone. Questa la considerazione che aveva Mozart in quel tempo è così con poco preavviso nasce questo Singspiel pregno di gioco e quasi un continuo sfottò della vita odierna di quel tempo. Trieste decide di riproporre quest’opera (in collaborazione con la Sawakami Opera foundation) al suo pubblico dopo quasi 20 anni d’assenza. La produzione vede una progettualità molto ben definita, con la bacchetta del direttore d’orchestra affidata al maestro spagnolo Pedro Halftter Caro, la regia all’argentina Valentina Carrasco, i costumi a Nidia Tusal, le luci Peter van Praet. Il lavoro dell’orchestra e del coro sono certosini, la vocalità molto ben curata, la pronuncia corretta e per questo lavoro va dato plauso a Francesca Tosi per il coro e al direttore Caro; un nome che a Trieste sta significando qualità e si spera di rivederlo presto in nuove avventure. La regia è molto azzardata con un’ ambientazione che è completamente opposta a quella che si aspetta un ignaro spettatore ma che andrà a chiarirsi solo dopo la lettura approfondita delle indicazioni di regia; a fine spettacolo numeroso il pubblico che ha contestato la giovane argentina. La scenografia curata da Carles Berga nei due atti non risulta mai lasciata a se stessa. I costumi, di per sé molto semplici, non c’è un dettaglio lasciato a se stesso anche se la scelta effettuata in alcuni momenti non è molto chiara a chi scrive. Lascia un po’ l’amaro in bocca quando nel bel mezzo dell’opera compare Superman oppure la Polizia Femminista Triestina (perché ?)Zauberflote . La compagine vocale è omogenea ed adeguata alla produzione in corso. Entrando nel dettaglio, le voci triestine di Giuliano Pellizon e Francesco Pacorini – artisti della fondazione- sono a loro agio sul palcoscenico ed il pubblico a fine spettacolo li omaggia con sinceri applausi. I tre genietti interpretati da Elena Boscarol, Simonetta Cavalli e Vania Soldan nei loro interventi sono stati vocalmente soddisfacenti ma scenicamente hanno avuto dei costumi poco consoni al ruolo affidato ed un trucco piuttosto pesante. Monostatos interpretato da Motoharu Takei ricopre il ruolo con decisione anche se non riesce a dare una caratterizzazione del suo personaggio. David Steffens nel ruolo di Sarastro regala ai pubblico tergestino un personaggio discreto ma senza l’autorevolezza che richiede il personaggio. Peter Keller, giovane basso di origine slovacca, è un Papageno divertente nella parte attoriale e molto interessante in quella vocale. Tamino, interpretato da Merto Singu (già visto a  Trieste nel Pipistrello lo scorso anno) soddisfa il pubblico ma non esalta. Elena Galitskaya è una Pamina, graziosa e soave la sua voce, piccola ma molto calda ed emozionante in tutto il secondo atto. Il ruolo della regina della notte affidato a Katherina Melnikova ricopriva il ruolo musicalmente forse più difficile viste le numerose note acute disseminate, ha saputo discretamente compiere il proprio ruolo nonostante la palpabile emozione. Si son ben destreggiati nei propri ruoli Lina Johnson -Papagena- e Horst Lamnek nell’ Oratore. Zauberflote Una produzione che è stata sonoramente fischiata per quanto riguarda la regia (forse ingiustamente) ma applaudita per ciò che concerne la parte musicale. Lo spettacolo è in scena fino al 22 gennaio.

Lunedì 16 gennaio alle 17.30 ritornano gli incontri con Opera Caffè presso la Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich, una bella occasione per incontrare e conoscere personalmente gli artisti impegnati in questa nuova produzione del Singspiel mozartiano.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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By | 2017-02-12T16:42:42+00:00 15/01/2017|Categories: Magazine|Tags: , , , , |0 Comments

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Triestino, classe 1984, da sempre appassionato di musica e teatro. Studia Tromba, Composizione, Direzione d'orchestra a fiati. Collabora con la Webzine "Amici del Musical". Dirige la Corale del Duomo di Muggia e la Banda dei donatori di sangue di Villesse (GO). Pubblica presso le edizioni Tierloff (Nl), Baton (Nl), Orchestralart (A), Kliment (A).