Il Re Lear ha una veste moderna con Michele Placido

E’ approdato sul palco del Teatro Orazio Bobbio, venerdì 25 gennaio, un “Re Lear” di una modernità sconcertante. Diretta da Michele Placido, insieme a Francesco Manetti, l’opera di William Shakespeare si avvale di un cast brillante, che ne riporta in scena le difficili tematiche.

Francesco Bonomo nel ruolo di Edgar

Violento, assordante e a tratti osceno, l’opera si apre su una scenografia così scarna e cupa da essere disturbante per l’occhio dello spettatore.
Re Lear, interpretato da Placido, decide che è giunto il momento di deporre lo scettro, e di dividere il regno tra le sue tre figlie, e per fare ciò, chiede ad ognuna di loro di esprimere a parole l’amore che provano per il loro vecchio padre. Da qui nascerà tutto il fraintendimento che darà il via a questa storia apocalittica. Le figlie più grandi, Reagan e Goneril, infiocchettano i loro discorsi di belle, ma vanesie frasi, convincendo Lear di essere il più adorato fra i padri. Mentre Cordelia, la sorella più piccola, sinceramente legata al Re, non riesce a dire nulla, conscia che i sentimenti sinceri non hanno nulla da dire, ma molto da fare.
Lear, affranto dall’apparente vuoto d’amore di Cordelia decide di ripudiarla, consegnando tutti i suoi territori alle sorelle maggiori, le quali, non appena diverranno portatrici del potere, non esiteranno un attimo a trattare male quel vecchio, che fino a pochi istanti prima vestiva i panni dell’adorato padre che  ripudiato e affranto, vagherà nei mari della pazzia, fino a ricongiungersi all’unica vera figlia devota, Cordelia.
Parallelamente a quella di Re Lear, una storia speculare si compie sullo stesso palco: quella dl Conte di Gloucester, con i suoi figli Edgar e il bastardo Edmund. Quest’ultimo, assetato di potere, inganna il vecchio padre, convincendolo che il figlio legittimo lo disprezza, conquistandosi così l’eredità tanto agognata. Dall’altra parte, Edgar, il corrispettivo di Cordelia, fugge convinto da Edmund che il padre ormai lo odi e voglia ucciderlo. Anche Edgar, come Lear, si troverà a vagare per le fredde e tempestose terre di Britannia, perdendo la ragione.

Inizialmente la rappresentazione poteva apparire un po’ lenta e pedissequa, considerando le tematiche proposte, ma dal monologo di Edgar, interpretato da un magistrale Francesco Bonomo che è riuscito a rubare la scena e gli applausi persino a Michele Placido, in cui si abbandona alla sua condizione di reietto, l’attenzione del pubblico è stata subito ridestata, e lo spettatore si è ritrovato trascinato in un mondo quasi apocalittico, in cui crollano le certezze e le parole diventano più importanti dei fatti.

In questa tragedia  shakespeariana, alla fine i nodi vengono al pettine, mostrando tutto il marcio annidato all’interno dei personaggi negativi. Goneril e Regan muoiono a causa dell’amore carnale e libidinoso che entrambe hanno provato per Edmund, che invece, dopo aver fatto dare la condanna capitale al vecchio Re Lear e alla dolce Cordelia, muore sotto il peso delle sue colpe e per mezzo della spada di Edgar, deciso più che mai a riportare ordine e giustizia in un regno che stava ormai andando in rovina.
E’ una strada a doppio senso, dunque, quella della pazzia in “Re Lear”, che permette di sbagliare, ma di redimersi. I pazzi sono in realtà i più ragionevoli, come nel caso del Matto che cerca di avvertire con i suoi modi bruschi e folli degli errori commessi da Re Lear, che si è circondato di persone che lo odiano, ed ha invece allontanato coloro che lo amavano sul serio, solo perché hanno detto la verità. Talvolta l’errore e il perdersi sono funzionali allo scopo finale: fanno parte di un percorso che permette al personaggio di crescere per raggiungere una nuova consapevolezza di se stesso, come per Edgar.
Da cogliere anche il messaggio finale, testimone della modernità di Shakespeare: sono i giovani a dover agire quando si rivela necessario farlo, e soprattutto “bisogna dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene”.

Scritto tra il 1604 e il 1605, in un periodo di novità scientifiche, e con l’arrivo al trono inglese di re Giacomo I, che avrebbe unito sotto la sua corona il regno di Scozia e Inghilterra, “Re Lear” si fa portavoce di Shakespeare nel mostrare un mondo in cambiamento che, però, non è alla portata di tutti.

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By | 2013-01-26T11:42:58+00:00 26/01/2013|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , , |0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.