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Il rock di Bennato pervade tutto il Rossetti

Written by on 7 novembre 2018

Edoardo Bennato ha portato sul palco del Rossetti il suo “Pinocchio & Co. Tour 2018” lo scorso martedì 6 novembre. Il cantautore originario di Bagnoli ha pervaso la Sala Assicurazioni Generali del teatro triestino con la sua energia, il suo entusiasmo e soprattutto con il suo caratteristico rock.

La sala gremita ha vissuto un’esperienza unica che parte da Trieste per toccare i maggiori teatri italiani, fatta di archi, chitarre rock, armonica a bocca, kazoo, testi socialmente impegnati e aneddoti della storia personale dell’artista napoletano.

Il sipario si è aperto, in perfetto orario, sul Quartetto Flegreo, composto da Simona Sorrentino (primo violino), Fabiana Sirigu (secondo violino), Luigi Tufano (viola) e Marco Pescosolido (violoncello), che ha accompagnato Bennato e la sua chitarra per la prima parte del concerto. La fantastica combinazione degli archi con la chitarra di Bennato, con piccoli ma interessanti intermezzi fatti di percussioni e armonica a bocca, ha caratterizzato le prime canzoni proposte, tra cui “L’isola che non c’è”, “Le ragazze fanno grandi sogni”, “La Fata” e “Fantasia”.

La seconda parte del concerto, invece, ha inizialmente visto Bennato solo sul palco con chitarra, armonica a bocca e kazoo: “Abbi dubbi” ha dato la possibilità al cantautore di raccontare al pubblico che l’unica cosa su cui non ha mai avuto dubbi è “la carica vitale, magica, provocatoria, reazionaria e iconoclasta del rock and roll”, mentre “Il gatto e la volpe” ha offerto uno spunto di riflessione anche sulla situazione odierna.

Stop America”, invece, ha segnato l’ingresso sul palco della formazione, ormai consolidata, composta da Giuseppe Scarpato (chitarra), Raffaele Lopez (tastiere), Gennaro Porcelli (chitarra), Roberto Perrone (batteria) e Arduino Lopez (basso). Il concerto ha quindi assunto forme più rock ed energiche, con immagini a fare da sfondo alle canzoni proposte. “Sarà falso, sarà vero” e “Mangiafuoco” hanno dato la possibilità di introdurre interessanti assoli di chitarra di Porcelli e Scarpato, per poi lasciare il posto al drum solo di Perrone, che ha ottenuto un forte coinvolgimento del pubblico, e all’armonica a bocca di Bennato.

La musica ha poi lasciato nuovamente il posto alle riflessioni dell’artista che, nonostante non sia incline a celebrare ricorrenze, ha approfittato del 40° compleanno di “Burattino senza fili” per riproporre questo album dalle tematiche estremante attuali nell’”Italietta” odierna. È stato quindi il momento dei nuovi singoli “Mastro Geppetto” e “Lucignolo” che completano l’opera rock del ’77 e le cui musicalità rock sono state perfettamente espresse dalla coinvolgente band.

Il concerto è proseguito con diversi pezzi storici e racconti del cantautore, come la storia del suo quartiere e la sarcastica “Vendo Bagnoli”, il suo incontro con Enzo Tortora e il disappunto nel leggere la notizia del suo arresto, seguiti da “La calunnia è un venticello”, e infine il pezzo dedicato allo strumento tanto desiderato e poi amato, “La chitarra”.

L’ultima parte dello spettacolo ha visto la formazione al completo, con il ritorno sul palco del Quartetto Flegreo seguito dalla band, per poi eseguire insieme gli ultimi tre brani, carichi di energia: “Non è bello ciò che è bello”, “Un giorno credi” e l’esplosiva “Capitan Uncino”, seguita da una vera e propria standing ovation da parte del pubblico. Dopo la richiesta a gran voce dell’encore, la formazione è tornata sul palco per eseguire due ulteriori brani, “Meno male che adesso non c’è Nerone” e “Tu che sei innocente”, durante i quali tutto il pubblico in sala si è alzato in piedi per potersi avvicinare il più possibile al palco.

La commistione di archi e sonorità rock risulta una scelta vincente per accompagnare le canzoni dell’artista di Bagnoli, molto apprezzata dalla gremita sala del Politeama triestino. Le due ore e mezza di spettacolo hanno fatto conoscere i nuovi brani di Bennato, fatto rivivere le sue canzoni più famose, alcune riarrangiate appositamente per questo tour, e hanno offerto l’opportunità di dare uno sguardo critico alle vicende e agli aneddoti raccontati. La voce inconfondibile di Bennato, l’energia delle chitarre rock, con tributi a band del calibro di Pink Floyd e Rolling Stones, e le morbide sonorità degli archi hanno coinvolto ed entusiasmato il variegato pubblico presente in sala.

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