Il silenzio (preoccupante) delle Sentinelle

Sabato 22 novembre si è svolta in piazza Ponterosso la nona veglia triestina delle Sentinelle in piedi, l’ormai noto movimento di protesta contro il ddl Scalfarotto. Già approvato alla Camera e in discussione al Senato, il disegno di legge introdurrebbe il reato di discriminazione verso orientamenti e identità sessuali e di genere. Persone di ogni genere e età (inaspettato e preoccupante il numero di giovani e adolescenti) si sono disposte in fila, con un lumino davanti ai piedi e un libro in mano. Numerosi i testi religiosi e filosofici, ma anche romanzi, appunti di scuola e riviste, fino a titoli più controversi come Obbedire è meglio di Costanza Miriano o Il Diavolo del famoso esorcista romano, Padre Amorth. Sicuramente più disordinata è arrivata, come d’abitudine, anche la contromanifestazione, per la maggior parte composta da giovani studenti, seduti o in giro tra la folla. I pochi attimi di tensione, limitati a richiami e discussioni di breve durata, sono stati immediatamente sedati grazie all’intervento di persone di entrambe le parti, nonché delle forze dell’ordine quando necessario.

Rosalba Scrima, responsabile locale e portavoce, ha spiegato così la scelta del silenzio: «Serve a dare l’idea che la manifestazione è di un popolo, se qualcuno ha bisogno di chiarimenti c’è il portavoce». Non tutte le Sentinelle hanno però rispettato le consegne: alcune si sono posizionate fuori delle fila e hanno espresso apertamente il desiderio e la necessità di un confronto. Il sistema dei portavoce non sembra infatti assicurare che vengano riportate correttamente le idee di tutti i manifestanti. Nonostante sia stato più volte ribadito che la manifestazione «non è contro nessuno, ma a difesa della libertà di opinione di tutti», la responsabile e alcuni partecipanti si sono posti chiaramente contro le unioni civili, i matrimoni e le adozioni tra persone dello stesso sesso, difendendo l’idea di “famiglia naturale”.

 

Le anti Sentinelle erano presenti proprio per queste posizioni spesso espresse dal gruppo. Antonio Parisi, direttore artistico della Jotassassina, importante evento per la comunità LGBT locale, ha spiegato così il sentimento generale: «Queste persone stanno manifestando contro di me, non per la propria opinione ma contro i diritti altrui».

Finita l’ora di silenzio, alcune delle Sentinelle hanno voluto chiarire che il loro “essere contro” non ha niente a che vedere con la manifestazione in sé, a cui hanno preso parte esclusivamente a difesa della libertà di opinione. Altre persone hanno anche espresso la loro posizione a favore della parità di diritti. Interessante osservare, però, come queste aperture siano state possibili solamente una volta crollata la barriera del silenzio. Coloro che hanno voluto romperlo, infatti, hanno spesso causato provocazioni, scambi accesi, a volte anche insulti. Ma allo stesso tempo sono nati chiarimenti, scuse, spunti di riflessione e addirittura qualche cambio di opinione.

Comunicare sembra indispensabile anche considerato il gran numero di persone che, in entrambi gli “schieramenti”, sembravano essere poco o mal informate. Proprio l’interpretazione del ddl Scalfarotto è stata infatti al centro di molte discussioni. «Secondo il ddl, chiunque di noi provi a dire qualcosa sulle famiglie omosessuali o, semplicemente, dire che il matrimonio è formato da un uomo e da una donna potrebbe andare in galera», ha spiegato la portavoce delle Sentinelle. Ma se da una parte è vero che non viene data una definizione precisa di omofobia, l’articolo 3-bis del ddl recita che «ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza». Le sentinelle si sono dette invece spaventate, impaurite dal fatto che se dovessero dire «di avere una mamma e un papà, potremmo finire arrestati». E ancora: «Non voglio che i miei figli partecipino a lezioni in cui viene detto che il rapporto omosessuale è lecito e naturale. Se io mi dicessi in disaccordo, verrei giudicato omofobo?»

Commenti Facebook
By | 2014-11-24T09:46:54+00:00 24/11/2014|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , , |0 Comments

About the Author: