Il surrealismo di Manià, che piace tanto a New York

Arrivati fatalmente nella Grande Mela, i quadri del pittore friulano Franco Manià hanno sedotto alcuni tra i più prestigiosi collezionisti americani. Quasi completamente sconosciuto per ora in Italia, pochi giorni fa l’artista ha inaugurato in una nuova e ampia galleria d’arte, la Lux Art Gallery di Trieste (via Rittmeyer 7/a), un’importantissima personale, intitolata “Franco Manià da New York a Trieste”. È questa la mostra più esaustiva finora a lui dedicata, che sicuramente farà sognare e desterà un po’ d’invidia nei grandi galleristi americani che l’hanno ospitato alcuni anni fa con molto successo negli States: un’affermazione tutta italiana, sancita da un affollatissimo vernissage, il cui merito si deve a  Giorgio Parovel, direttore della Lux, che ne ha subito intuito il forte talento.

Paesaggio surreale 7, 2011 – tecnica mista – cm 25×35.

Il destino ha portato Manià in America in un modo del tutto inaspettato. I suoi quadri, appesi nel ristorante del fratello a Manhattan – come ha spiegato Parovel – hanno attirato fin da subito l’attenzione dei più grandi collezionisti, tra cui la presidente emerita del prestigioso Museum of Modern Art (MOMA) di New York, nominata dal Presidente Barack Obama membro del Board of Trustees of the National Council on the Arts del MoMa, e Jo Carol Lauder, vicepresidente del MOMA; nonché Leon Black, grande banchiere di origine polacca, responsabile del prestigioso fondo d’investimento Apollo nonché collezionista di altissimo livello e proprietario di una selezionatissima raccolta, la cui gemma è l’Urlo di Munch (il dipinto venduto con la più alta quotazione mai raggiunta in un’asta).

In questa mostra d’eccezione vengono proposte, per la cura dell’architetto Marianna Accerboni, un centinaio di opere, realizzate dal 1990 a oggi e suddivise in due tranche: la prima, che consta di 50 dipinti, sarà visitabile fino al 12 luglio; altre 50 opere saranno proposte successivamente negli affascinanti e algidi spazi della “Lux”, che a tutt’oggi è la più moderna galleria di Trieste.

Squisitamente surrealista, ma a tratti anche neo-romantico, con qualche rimando naïf,Manià, che

Paesaggio surreale 2, 2002 – tecnica mista – cm 120×100.

è autodidatta dipinge da sempre con passione. In realtà lui a Ronchi dei Legionari, dove vive ed è nato alla vigilia della seconda guerra mondiale, è conosciuto non tanto come artista, ma come Franco “il cantierino”, perché ha sempre lavorato per la celebre industria navale Fincantieri. Ha iniziato fin da bambino con l’acquerello, ma molti anni fa, dopo un imprevisto, ha distrutto improvvisamente tale produzione. Vent’anni più tardi ha ripreso a dipingere con la tecnica a olio, su incoraggiamento del fratello Oriente.

Nei suoi quadri s’intravvede “un’intensa fertilità di pensiero” precisa Parovel “che Manià con grande, istintiva abilità, sa rivestire e tradurre in colore, segno, messaggio” prosegue Accerboni. “Il pittore sa consegnarci” segue il critico “un universo ricchissimo, emozionale ed emozionante, che non finisce mai di stupire per quella raffinata e nel contempo ‘semplice’ capacità del comporre fantastico, riflettendo sui confini che separano vita e morte, reale e irreale, che è stata propria dei grandi artisti dal lessico anticonvenzionale e visionario, da Dalì all’Arcimboldo, da Antonio Ligabue a Nathan”.

Paesaggio surreale 3, 2008 – tecnica mista – cm 100×120.

“Nonostante la celebre gallerista Abrams gli abbia offerto di rimanere a dipingere ospite in una sua villa nel New Jersey, spesato di tutto” precisa Accerboni, Manià ha tuttavia preferito rimanere nel suo Friuli per continuare la propria fervente produzione, attorniato dal suo amato ambiente naturale, che lo ha fin da sempre ispirato e che si ripresenta spesso nelle sue opere. E nemmeno le altissime quotazioni che sono state attribuite in America ai suoi quadri, lo hanno smosso di un millimetro: sempre con i piedi per terra, prosegue il proprio percorso artistico in modo del tutto autonomo rispetto a qualsiasi mercato dell’arte.

I lavori di Manià, realizzati prevalentemente a spatola e a pennello attraverso una tecnica personale, che assembla all’olio finiture in acrilico e intersezioni materiche di malta, sabbia, sassolini e colore, pennarello e collage, affascinano pure vari fiduciari del Consiglio del MOMA e diversi altri collezionisti, tra cui S. I. Newhouse, editore da 7 bilioni di dollari, che acquistano anch’essi molte sue opere. Vive da solo, con i fringuelli ai quali insegna a cantare e dipinge da sempre moltissimo, per soddisfare la sua personale passione, mentre le sue opere risiedono in importanti gallerie degli States, tra cui permanentemente alla Lumen Gallery.

(Fino al 12 luglio con orario: 17 – 20/ sabato 15 giugno 10 – 13 e 17 – 20 / domenica e mercoledì chiuso)

Benedetta Moro

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