Il tormento e l'estasi di Steve Jobs al Rossetti

Mike Daisey

Previsto per il 6 febbraio, nella Sala Bartoli del Politeama Rossetti, il debutto nazionale dello spettacolo, prodotto dallo Stabile Regionale, “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs”, diretto da Giampiero Solari e interpretato da Fulvio Falzarano.
Il testo teatrale, scritto dal drammaturgo americano Mike Daisey prima della morte di Jobs, riadattato per il pubblico italiano dal triestino Enrico Luttman, è stato presentato questa mattina al Rossetti in una conferenza, dove sono intervenuti il direttore organizzativo Stefano Curti, il presidente Francesco Peroni, il protagonista Fulvio Faranzano e il regista Giampiero Solari.

Il titolo dell’opera già offre un suggerimento su uno temi offerti dal testo: il conflitto.
E’ proprio un senso di contraddizione quello che traspare ed arriva al pubblico, che è previsto molto numeroso, considerate le tre settimane di repliche nel palinsesto.
Da una parte abbiamo Steve Jobs, eroe dei tempi moderni, che ha accorciato le distanze generazionali a colpi di app,  e la Apple, azienda da alcuni paragonata ad un dio pagano. Due strumenti questi, che sono entrati nelle nostre case, offrendoci prodotti di cui ora non riusciamo più a fare a meno, specialmente in un mondo che ci richiede di essere sempre connessi ed aggiornati.
Dall’altra parte, invece, si trova il sistema di produzione, con le sue fabbriche dislocate in Cina, con i suoi operai sottopagati e, spesso e volentieri, minorenni.
Quanto costa veramente il nostro benessere?
Questi sono solo alcuni dei paradossi su cui il nostro universo ha gettato le fondamenta.
“Il tormento e l’estasi di Steve Jobs”, spettacolo non di denuncia, ma di profonda analisi critica, “pone il teatro nella sua massima funzione: quella di far pensare” ha detto Peroni, durante la conferenza.
Giampiero Solari ha dichiarato che si tratta di “uno spettacolo dirompente”, di un’attualità utile ed importante nel panorama teatrale italiano.
Lo spettacolo non è una lode o un’accusa a Steve Jobs. Si tratta di un’osservazione sui sistemi produttivi, e una presa di coscienza sulle realtà di produzione. Inoltre è anche una spinta verso le aziende a prendersi le loro responsabilità.

Mike Daisy, uomo di teatro improvvisatosi giornalista, ha lasciato che “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs” venisse riadattato “a piacimento”, ossia che lo si potesse rielaborare liberamente, mantenendone però i concetti originali. Quella che è stata tradotta per l’Italia è una versione che Daisey ha corretto dopo che la Apple ha contestato certe dichiarazioni troppo elaborate dal drammaturgo. Ciononostante, apportate le opportune modifiche, quello che ne rimane è la pura verità, che nemmeno l’azienda con la mela ha potuto contestare.

Infine, Stefano Curti ha sottolineato come “Il tormento e l’estasi” sia solo l’inizio di una serie i spettacoli che  si collegano tra loro per avere a che fare con  la zona del Friuli Venezia Giulia. A seguire nei prossimi mesi, infatti, il teatro ospiterà nuove opere di artisti triestini, come “La melodia del corvo” tratto dal romanzo di Pino Roveredo.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.