Il tour virtuale della barriera corallina

Inserisci l’indirizzo nella barra di ricerca, clicchi su Google Maps. Un altro clic e voilà: una riproduzione fotografica precisa di quella strada o quella piazza. È Street View, il famoso servizio di Google Maps che tutti, prima o poi, si sono ritrovati a usare. Se però, invece dei soliti palazzi o monumenti, volete provare un’esperienza diversa, l’impresa statunitense ha quello che fa al caso vostro: Google Inc. ha infatti lanciato il suo tour virtuale della Grande Barriera Corallina, attraverso una serie di foto mozzafiato, per dare l’opportunità a chiunque di “essere il prossimo Jacques Cousteau virtuale”.

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Tra tartarughe marine, pesci e mante, il percorso fotografico, realizzato in collaborazione con la Catlin Seaview Survey, importante associazione scientifica dedita allo studio delle barriere coralline, offre uno scorcio dei 2mila chilometri di questo grandioso monumento naturale, patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1981, che ospita nientemeno che 1.500 specie di pesci, 4mila specie di molluschi e 400 specie di coralli.
Per scattare queste foto, secondo quanto rivelato dalla stessa associazione, si è reso necessario usare una fotocamera specificamente progettata per l’occasione, che scattasse foto a 360° ogni tre secondi durante il percorso attraverso la barriera. Il piano, secondo quanto riferito dalla stessa Catlin Seaview Survey, è quello di rifare lo stesso percorso periodicamente, per registrare gli effetti a lungo termine del riscaldamento globale e dell’acidificazione degli oceani, da un lato, e gli effetti a breve termine di fenomeni passeggeri quali i cicloni o il passaggio di stelle “corona di spine”, dall’altro. Un’iniziativa interessante, quindi. Sperando che, in futuro, Street View non sia l’unico modo per vedere la Grande Barriera Corallina.

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By | 2014-11-19T17:48:34+00:00 19/11/2014|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Joel Cociani
Nato a Trieste nell'88, sono italiano e francese. Studio per diventare un interprete, ma il mondo del giornalismo mi ha sempre affascinato, se non altro perché è una scusa per poter fare il rompiscatole senza dovermi giustificare.