Il Tulsa Ballet al Rossetti

Il Tulsa Ballet – eccellente formazione americana di danza contemporanea – mercoledì 30 marzo alle ore 20.30 regala al pubblico del Politeama Rossetti una magica serata di danza con le splendide coreografie di Yuri Possokhov, Jiří Kylián e Christopher Bruce. Lo spettacolo è inserito nel festival TSDanza 2.0 promosso dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

L’eclettismo del repertorio e degli stili, la rigorosa perfezione tecnica dei danzatori, la loro fresca espressività, la profonda cura di ogni dettaglio: sono le qualità che hanno imposto la compagnia americana del Tulsa Ballet a livello internazionale. La storia del Tulsa Ballet ha inizio nel 1956, quando Roman Jasinski e Moscelyne Larkin – marito e moglie – e la musicista Rosalie Talbott, hanno condiviso un progetto artistico e fondato il Tulsa Ballet Theatre con l’idea di fondere danza classica al teatro.
Ballerini di fama internazionale e formati nella più rigorosa tradizione russa, Jasinski e Larkin hanno impostato la compagnia nel segno dell’eccellenza artistica, una base coltivata per decenni.
Nell’Oklahoma, dove opera e ha sede. oggi il Tulsa Ballet si avvale di un assieme di 29 danzatori professionisti altamente qualificati che provengono da 14 Paesi diversi. È guidato dall’italiano Marcello Angelini, un direttore artistico la cui opera è stata fondamentale per portare l’assieme a elevati risultati artistici e soprattutto ai riconoscimenti sul piano internazionale.

Masters of Dance è il titolo che il Tulsa Ballet ha scelto per lo spettacolo in scena al Politeama Rossetti, alludendo ai tre celebri e stimati coreografi che lo determinano. In programma infatti si succedono tre splendidi momenti di danza che portano in luce tutta la versatilità e le doti del Tulsa Ballet: Classical Symphony, una coreografia di Yuri Possokhov, Petit Mort coreografato da Jiří Kylián ed infine l’energico Rooster, nella coreografia di Christopher Bruce.

 

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By | 2016-03-29T14:49:38+00:00 29/03/2016|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.