Il voto serve o va eliminato? Ecco cosa sta succedendo

È notizia dei giorni scorsi che il ministro dell’istruzione francese, Benôit Hamon, abbia deciso di affrontare un tema che ciclicamente investe ogni persona che si trovi ad aver a che fare con questo delicato dicastero: la valutazione. Quest’ultima è percepita come un problema da diversi decenni ed alcuni indicano il ’68 come “l’anno X”. Dopo le feroci proteste degli studenti infatti, Parigi adottò un sistema che si dice abbia portato ad un appiattimento generale del livello della cultura dei cittadini francesi, preoccupandosi di coccolarli e rassicurarli, proteggendo i mediocri da chi mostrava attitudini più spiccate e finendo per creare una popolazione di semi-illetterati. Le tendenze sono essenzialmente due: c’è da un lato chi crede che, alla luce delle riforme del ’68, un’ulteriore addolcimento (o cancellazione) dei sistemi di valutazione finirebbe per togliere ogni motivazione alle giovani generazioni a formarsi seriamente fin dall’infanzia. Dall’altro lato della barricata c’è chi sostiene che la situazione odierna tenda a premiare coloro che vengono da famiglie benestanti e che in generale scoraggino ogni forma di conoscenza e curiosità che esuli dalla materie prettamente curricolari, con forme di umiliazione sempre più diffuse.

Il test di medicina è stato il principale catalizzatore del dibattito sulla valutazione in Italia negli scorsi mesi e resta tuttora irrisolto.

Il ministro vorrebbe una scuola che esca dalla visione dicotomica tra “lo sa” e “non lo sa” al fine di cercare un sistema che tenti di premiare i miglioramenti di chi non si distingue pur tutelando le performance superiori ed il loro valore. Su richiesta del ministro, una conferenza di esperti studierà il problema, prevedendo che sarà in grado di fornire una risposta organica alla questione entro dicembre 2014. La discussione d’oltralpe ha galvanizzato anche il dibattito nel nostro paese, il quale si riconosce in diverse figure-simbolo, ognuna con il suo pensiero. Abbiamo chi (Francesco dell’Oro, per gli interessati) ad esempio, sostiene che il voto andrebbe abolito almeno dalle scuole elementari in quanto inutile strumento competitivo che si inserisce peraltro in un mercato del lavoro che sempre più richiede di fare gruppo.  Agli antipodi invece chi (Paola Mastrocola) sostiene che la frustrazione nei confronti della valutazione sia primariamente imputabile ai genitori. Questi non sarebbero in grado di accettare un’insufficienza dei figli e, frustrati, si presentano dai professori in cerca di spiegazioni sul perché dei fallimenti dei loro figli apparentemente già in lizza per il CERN.  Tutto ciò si ripercuote a sua volta sugli insegnanti i quali, per non dover discutere con schiere di famiglie furibonde, finiscono per appiattire il giudizio, a danno (a lungo termine) dello studente.

Sulla valutazione in generale si possono senz’altro fare alcune osservazioni generali. È pacifico constatare come questa mostri la sua inadeguatezza in tutte quelle situazioni in cui l’esaminato non presenti caratteristiche generalmente valutate come positive in sede di testing. In particolare mi riferisco a tutte quelle persone che non sono particolarmente sicure nel parlare in pubblico, che non sono particolarmente adatte ad imparare una serie di nozioni ma preferiscono invece un ragionamento discorsivo o una propria via all’apprendimento, a tutti quelli insomma che non sono i classici tipi da mano alzata alla domanda del prof. ma che hanno forse qualcosa da dare in altri contesti. La valutazione diventa un grande problema poi se si dimenticano due cose: la prima è che deve incoraggiare il ragionamento più che la trasmissione delle nozioni del manuale di turno (che spesso sono un fortunato mix di aria fritta e memoria a breve termine); la seconda è che la valutazione ha un valore correttivo. Questo non solo nel senso di punire chi non studia. Deve soprattutto essere una metodologia che mostri all’alunno i suoi errori e, in forma propositiva, cerchi di rivelargli (e qui la presenza del docente è cruciale) la via e gli strumenti per migliorare. Chiudo ricordando che la valutazione degli studenti non può prescindere da quella dei professori, i quali potrebbero usare questo strumento di feedback come momento utile per rivedere le proprie strategie di insegnamento, in vista di un miglioramento che andrebbe ad impattare positivamente anche sugli studenti.

Commenti Facebook
By | 2017-05-21T12:41:16+00:00 30/06/2014|Categories: Giovani e società, Mondo, Università|Tags: , , , |0 Comments

About the Author:

Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.