Immersion, il software per capire cosa rivelano su di noi i metadati

Una manifestazione contro l’agenzia americana NSA.

È la tua vita di cui si parla, della possibilità che qualcuno possa riflettervi sopra e con essa giocare attraverso strumenti di potere celati dietro specchietti per allodole. Di certo oggi ne siamo più consapevoli ed allora ci si arma come si può, comunque aspettandosi la non totale privacy dei nostri dati; dopo lo scandalo Datagate, la venuta a conoscenza del Prism e di quanto abbia fatto la National Security Agency, oggi si sta cominciando a pensare alle contromisure, al modo più democratico possibile per affondare l’ammiraglia del grande fratello orwelliano. Il software che svela come funziona l’oscuro mondo dei metadati si chiama Immersion e promette una visione antropocentrica della propria e-mail. Il professor Cèsar Hidalgo, docente al Mit Media Lab ed inventore del software, oggi racconta come visualizzare la propra cloud di interazioni sia paragonabile ad un’esperienza extracorporea in grado di modificare la percezione della propria esistenza e farci rendere conto di quanto i dati possano dire di noi. I Metadati sono dei dati che rinviano ad altri dati, in uno scambio continuo di informazioni che vanno ad innestarsi l’una sull’altra come complesse tessere di mosaico, e la domanda che sorge spontanea potrebbe essere: “Si tratta di uno strumento innocuo che viene utilizzato per sventare crimini ed atti terroristici o è solo un altro modo per monitorare ancor più efficacemente la vita dell’uomo così da poterlo tenere soggiogato al potere?”.

Digramma prodotto con Immersion.

Le scuole di pensiero sono due, i complottisti ed i fanatici della sicurezza. Il software di Hidalgo tuttavia, non cerca di rispondere a questa domanda, quanto più opera nel tentativo di renderla insussistente; Immersion infatti mette a disposizioni una lente di ingrandimento tramite la quale avere la piena consapevolezza di cosa potrebbe sapere la rete qualora volesse spiarvi. L’applicazione è stata testata in versione beta al Media Lab su 500 volontari. “Alcuni”, riferisce Hidalgo, “avevano una persona chiave nella propria casella di posta mentre altri avevano due ammassi indistinti non in relazione tra loro”; tramite un diagramma fatto di cerchi e linee, evidenza le cento persone con cui si è comunicato più spesso e quanto queste ultime siano in relazione tra loro. L’ideatore, inoltre, sottolinea la semplicità con cui è possibile cancellarsi dal software ed utilizza questo per mettere ancora più in guardia gli utenti del web e da quei siti le cui procedure per eliminare il proprio account sono vere e proprie trappole per dati. Ad ogni modo, questo piccolo software, il mondo dei Metadati ha più la forma di un universo ed è anche per questo che più si informatizza la società, più le informazioni acquistano importanza. I petabyte, se analizzati da personale qualificato ed in possesso delle strumentazioni giuste, possono svelare molto della vita dell’ “osservato”; la dimostrazione più inquietante l’ha fornita un politico tedesco che, dopo aver citato in giudizio il colosso della telefonia Deutsche Telekom, ha accusato la compagnia di aver registrato per sei mesi tutti i metadati del suo telefono cellulare. Spitz, questo il nome del politico tedesco, ha poi girato alla rivista Zeit queste informazioni che, incrociate con altri dati provenienti dalla rete, come post, tweet o foto, ha ricostruito l’intera vita del politico negli ultimi sei mesi. Questa è una faccia della società digitalizzata impossibile da ignorare. Hic et nunc.

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