In prima fila al Trieste Science+Fiction 2016

1 Novembre

Il primo giorno del Trieste Science+Fiction è stato un momento di decollo: le proiezioni sono partite già dal pomeriggio alle 15.00 con il classico del 1963 “Ikarie XB1” e si sono susseguiti alle 17.00 alla Sala Tripcovich il film-documentario che segna i 50 anni di Star Trek “For The Love of Spock” e al Teatro Miela due proiezioni dello stesso regista Corrado Farina il corto italiano “Il figlio di Dracula”“Baba Yaga” ispirato all’icona Valentina di Crepax.

Adam Nimoy e Terry Farrell (ph. Frenz Beps)

Adam Nimoy e Terry Farrell (ph. Frenz Beps)

Per questo grande primo giorno, il pomeriggio, presso il Magazzino delle idee, è stato possibile incontrare Adam Lemoy, figlio del grande Leonard Nimoy (conosciuto a tutti come Spock) e Terry Farrell (che ha interpretato Jadzia Dax nella saga), dove hanno presentato il documentario “For The Love of Spock” e hanno di un progetto futuro riguardo alla serie “Star Trek: Deep Space Nine”.

Ma il Festival è cominciato ufficialmente alle 20.30, con la Cerimonia d’Apertura, che ha riempito fino all’ultimo sedile la Sala Tripcovich e ha trovato un pubblico già molto entusiasta da questo inizio. Per l’occasione è stato dato il via alla manifestazione dalle autorità: erano presenti infatti Maria Teresa Bassa Poropat, Giorgio Rossi del Comune, Gianni Torrenti, Stefano Pace (sovraintendente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi). All’apertura, erano presenti in sala anche i graditissimi e acclamatissimi ospiti Davide Toffolo (frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti e autore del manifesto di questa edizione del Festival), Adam Nimoy e Terry Farrell, Bruce Sterling e il premio Urania d’Argento alla carriera Rutger Hauer. Nonostante i grandi nomi, il presentatore della serata nonché uno dei fondatori del festival, Daniele Terzoli, ha concluso la cerimonia sottolineando l’importanza soprattutto del pubblico che sostiene l’evento: “Questo non è un festival di tappeti rossi” e ha ringraziato tutti i presenti, uscendo dalla sala con il saluto vulcaniano.

Dopo le 9 regole per godersi al meglio il Festival della Fantascienza, spiegateci giustamente dall’alieno-icona della manifestazione, è stato il momento della proiezione del film inaugurale “Morgan” diretto da Luke Scott e prodotto dal padre, Ridley.

Morgan - Luke Scott

Morgan – Luke Scott

La pellicola, firmata 20th Century Fox, vanta di diversi attori di ottimo calibro: Kate Mara, Paul Giamatti, Michelle Yeoh. Il film è dedicato chiaramente al grande pubblico e tocca le tematiche dell’evoluzione umana in una chiave forse già vista, della “macchina biologica” che supera il suo creatore e lo sovrasta, del plot twist a fine film che si intuiva già da metà pellicola e dell’intera trama che non lascia troppo spazio alla profondità dei personaggi. Per una regia e una produzione di qualità eccelsa, il tema trattato è ormai diventato delicato proprio per la sua attualità e la sua quotidianità nell’ambito della fantascienza: in attesa delle altre proiezioni, ci si aspetta sicuramente qualcosa che stupisca, qualcosa di nuovo e che stimoli anche la fantasia.

La serata poi è continuata con “I am not a serial killer” di Billy O’Brien, mentre in parallelo al Teatro Miela è stato proiettato “Il gatto a nove code” di Dario Argento. Quest’anno il Festival vuole certamente puntare molto sui classici e su tutto ciò che è stato storia nel cinema di fantascienza e di genere.

2 Novembre

Dopo il via al lato scientifico della manifestazione con gli “Incontri di Futurologia” questa mattina presso il Magazzino delle Idee, è andata avanti la rassegna cinematografica fantascientica del Festival.

Realive - Mateo Gil

Realive – Mateo Gil

Alle ore 15.00 alla Sala Tripcovich è stato presentato dallo stesso regista Mateo Gil “Realive” [Proyeto Lazaro], un film che va a toccare le tematiche (e in un qual modo ancora i tabù) legate alla resurrezione. Sarà mai possibile tornare in vita, magari grazie alla Criogenia? In questa pellicola sicuramente la problematica viene affrontata in modo sottile ed esponendo tutti i punti etici, morali e personali che comportano questa eventualità. Il protagonista infatti, dopo la scelta – che viene rappresentata come egoistica – si ritrova a dover lottare contro al tempo che è passato mentre era congelato e alla perdita di tutto ciò che era stato in precedenza. Il film in concorso sia per il Premio Asteroide che per il Méliès d’Argent, ha sicuramente fatto centro.

In Sala Tripcovich

In Sala Tripcovich

Subito dopo, mentre al Teatro Miela veniva proiettato “La Rage du Demon”, un film documentario sulla storia del cinema, alla Sala Tripcovich il pubblico ha assistito a “Creative Control” di Benjamin Dickinson, una satira-commedia sulla realtà aumentata, che chiama in causa l’idea non più inconcepibile di girare per le strade – in questo caso di una Brooklin non molto lontana – con degli occhiali tecnologici (ricordando ovviamente i tentativi recenti di Google). Schermi piatti trasparenti e superfici “cliccabili” in questo film in bianco e nero, dove solo la virtualità (donna) viene rappresentata a colori rare volte.

Seguendo la scia dell’entusiasmo e rimanendo ancorati alla seggiola della Sala Tripcovich è venuto il momento poi di “Mon Ange” film di Harry Cleven, lo stesso regista di “Dio esiste e vive a Bruxelles”. Il regista, insieme al produttore e sceneggiatore e all’attrice protagonista Fleur Geffrier hanno introdotto il film, spiegando che nonostante i problemi iniziali per il budget della pellicola, l’idea di questa sceneggiatura era talmente forte che sono stati anche in un secondo momento appoggiati inaspettatamente a livello economico. L’idea di base risiedeva in due elementi: creare una storia d’amore bellissima e avere in essa un soggetto invisibile. “Et voilà”. La storia raccontata sullo schermo è stata proprio questa, con alcuni elementi al limite del grottesco ma che hanno rispecchiato la cultura cinematografica francese.

Entourage Mon Ange - ph. Frenz Beps

Team di produzione e attrice di Mon Ange – ph. Frenz Beps

Continuano anche i grandi classici. Al Teatro Miela alle 20.45 c’era l’appuntamento con una pietra miliare della fantascienza dell’est “Per Aspera ad Astra” di Ricard Viktorov. Questa edizione del Festival, come è già stato possibile notare, punta molto al passato e alla sua riscoperta per poter capire il cinema del futuro: l’alternanza classico/novità è sicuramente uno dei punti forti di questo appuntamento fantascientifico.

Questa volta “la sigla” del Trieste Science+Fiction è stata proiettata per i film della serata: l’immancabile urlo “raggi fotonici” dell’alieno-icona e la scenetta divertente hanno conquistato anche quest’anno il pubblico della sala, introducendo un nuovo motto: “Alabarda spaziale!”.

3 Novembre

Novità per il Festival della Fantascienza: viene introdotto il Premio della critica web “Star Wars” per i seguenti film in concorso: Approaching the Unknown di Mark Elijah Rosenberg, Attack of the Lederhosenzombies di Dominik Hartl, Blind Sun di Joyce A. Nashawati, Creative Control di Benjamin Dickinson, Embers di Claire Carré, Kill Command di Steven Gomez, Moonwalkers di Antoine Bardou-Jacquet, The Open di Marc Lahore, Under the Shadow di Babak Anvari, Virtual Revolution di Guy-Roger Duvert. La giuria è composta dalle seguenti testate online: BadTaste, Cineblog, CineClandestino, CineLapsus, Long Take, Quinlan, Sentieri Selvaggi.

Continuano gli incontri scientifici di Futurologia, continua il ricco programma della manifestazione: si passa da “Solaris” di Andrej Tarvovskyj la mattina, restaurato in digitale, e si arriva con un po’ di vento gelido fino al pomeriggio, con il secondo appuntamento dei cortometraggi “Fantastic short” al Teatro Miela. Nel frattempo, alla Sala Tripcovich vanno avanti le grandi proiezioni: si comincia con “The Open” di Marc Lahore e si prosegue con “Approaching the Unknown” di Mark Elijah Rosenberg – in concomitanza con “Sum of Histories” di Lukas Bossuyt al Miela.

Si entra nel vivo della serata con “Embers”, la prima opera della regista americana Claire Carré, che si ritrova a presentare la pellicola davanti ad una Sala Tripcovich colma di persone e confessa che “è la prima volta che c’è così tanta gente a vedere questo film!”. 

Embers

Embers

E la frase, in un secondo momento stupisce: la pellicola è di una qualità particolare, e finalmente al Festival si vede qualcosa di interessante e misterioso, una trama che non viene spiegata completamente ma lascia intendere e riflettere il pubblico che guarda il film. La perdita della memoria in maniera ciclica, che non lascia più nessuna speranza all’umanità, in uno scenario post-infezione globale- ricorda molto l’autore José Saramago, soprattutto per i toni cupi, lenti e inesorabili dell’intera proiezione.

Subito dopo, si passa ad uno scenario completamente diverso: arriva “Terraformars” di Takashi Miike, un maestro del cinema giapponese. L’atmosfera si fa a tratti più leggera, e la cultura giapponese comincia a far sorridere il pubblico in sala: in verità il film riprende il manga seinen (per un pubblico maschile maturo) omonimo, scritto da Yu Yasuga e rispecchia quello che è “normale” nella cultura cinematografica (e reale) dell’estremo oriente. Lo scenario è quello del futuro, precisamente l’anno 2599, e i personaggi sono degli antieroi moderni: scapestrati, criminali, gente che non ha nulla da perdere e si ritrova in una missione – praticamente senza ritorno – con destinazione Marte per sconfiggere un eserito di blatte dalle sembianze umane. Suona assurdo, suona incredibile, risulta essere splatter e a tratti un po’ impressionante (soprattutto se uno ha la fobia degli insetti) eppure questa opera convince, e sicuramente porta a casa moltissimi applausi, soprattutto dai fan del genere, che non si vedono delusi dalle genialità e dalle chicche di questo film.

Terraformars

Terraformars

4 Novembre

Il quarto giorno del Trieste Science+Fiction era molto atteso: si è svolta infatti la Cerimonia di Premiazione dell’Urania d’Argento alla carriera a Rutger Hauer alle 20.30 in Sala Tripcovich, che ha fatto sold out. Impossibile non sapere chi è l’attore: è noto a tutti come il replicante nel film Blade Runner, colui che ha pronunciato il famoso monologo “Ho visto cose che voi umani..”.

Premio Urania d'Argento a Rutger Hauer

Premio Urania d’Argento a Rutger Hauer

L’attore olandese, presentandosi con in una forma smagliante, ha ringraziato tutti e si è prestato alla scena del momento, mettendosi quasi in posa per le foto: le domande e risposte però sono rimaste in sospeso per poter proiettare il “film a sorpresa” di cui nessuno sapeva il titolo. Qual’era la scelta? “Blade Runner”, chiaramente. Il dibattito finale è stato moderato dal critico cinematografico Giona A. Nazzaro. Nonostante tutti si ricordino principalmente della sua recitazione in questo classico di fantascienza del 1982, la carriera di R. Hauer ha visto la partecipazione in altri film che bisogna menzionare: “LadyHawke” (1985), “Omega Doom” (1996), “Sin City” (2005), “Batman Begins” (2005), “Barbarossa” (2009). Per tutti i fan non bisogna dimenticare che, nel frattempo, in produzione c’è “Blade Runner 2049”, previsto in uscita per ottobre 2017: il seguito del celebre film verrà diretto da Denis Villeneuve. Un cast che mantiene Ryan Gosling e Harrison Ford e vede la partecipazione di altre star molto note (tra cui Jared Leto).

Oltre a questo momento di picco del Festival, con il pubblico in delirio per la premiazione all’attore (ha quasi raggiunto una standing ovation), durante la giornata si sono susseguite come sempre altre proiezioni di qualità. Dalle 14.30 infatti al Teatro Miela sono stati presentati i cortometraggi europei in concorso per il premio Méliés D’Argent, che sono stati votati anche dal pubblico in sala. Deux Escargots s’en vont di Jean-Pierre Jeunet, Romain Segaud. Francia 2016, Blight di Kate Walshe, Christopher Goodman. GB 2015, White Collar di Natalia Lampropoulou. Grecia 2016, Arene di Henrik Bjerregaard Clausen. Danimarca 2016, Bruce Gallagan di Pau Perramon. Spagna 2016, I Need My Space di Jesse Pohjonen. Canada 2015, Mars IV di Guillame Rieu. Francia 2016, Into the Mud di Pablo Pastor, Spagna 2015, Mechanical di Alba Capilla, Spagna 2016, Till Death Do Us Part di Alexander Schulz, Germania 2016. Tutti dalla qualità molto alta: acclamatissimi in sala soprattutto “Bruce Gallagan”, che riprendeva la storia dei film di fantascienza con un tono anni ’70 tra comedia e fan fiction e “I Need My Space”, una divertente storiella coniugale, che finisce.. beh finisce male.

Arrivati alle 17.30, è arrivato il momento del lungometraggio: “Blind Sun”, di Joyce A. Nashawati.

Blind Sun

Blind Sun

Film dalla fotografia mozzafiato e da lunghe e inesorabili pause piene di tensione, non riesce però a convincere il pubblico. La pellicola infatti risulta essere un po’ troppo criptica e senza quel tocco fantascientifico in più che tutti si aspettavano. La regista, a fine proiezione, spiega che la sua idea è nata in Grecia (dove è ambientato il film) in una torrida estate, e il suo intento è quello di rappresentare uno scenario pre-apocalittico, in cui sia palpabile la tensione economica e politica (data dalla scarsezza di acqua pubblica), e sociale (il protagonista era un immigrato).

5 Novembre

Sabato 5 novembre è stata sicuramente una giornata intensa per il Festival della Fantascienza,che comincia pian pianino a chiudere i battenti: si sono conclusi in mattinata gli “Incontri di Futurologia”, e sono proseguiti i “Fantastic Lab” con “Stop Motion: la fabbrica delle meraviglie”, workshop curato da Stefano Bessoni, noto nel panorama di animazione contemporanea. Il laboratorio fantastico, che era al completo, ha permesso di muovere i primi passi verso la tecnica della stop-motion, in modo da capirne bene le caratteristiche e soprattutto i principi dell’animazione e della sua gestione attraverso l’uso di software dedicati.

Proseguendo nella giornata, è stata proiettata la seconda ondata di cortometraggi del Méliès d’Argent alle 14.30 nella Sala Tripcovich, e subito dopo è stato il momento di “The Rift” primo lungometraggio serbo del genere fantascientifico, diretto da Dejan Zečević.

La maratona di cinema non finisce qui, e “Monolith” è stato il film successivo ad essere proiettato nella stessa location. Il lungometraggio, di Ivan Silvestrini, è tratto dall’omonimo fumetto presentato la settimana scorsa al Lucca Comics & Games, di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo per la Sergio Bonelli Editore. A Presentare il film, c’erano il regista Ivan Silvestrini, Lorenzo “LRNZ” Ceccotti e Roberto Recchioni. La storia, un thriller italo-americano dove il soggetto sci-fi è un SUV che risulta essere anche troppo intelligente (il più sicuro al mondo), si basa principalmente sul rapporto madre-figlio.

Monolith

Monolith

La protagonista è la tipica madre che non ha ancora accettato la propria maternità, e come ha spiegato il regista nella sessione di Domande e Risposte dopo la proiezione, l’intera storia vuole essere una grande metafora, in cui la macchina iper-tecnologica rappresenta in qualche modo un’incubatrice per il figlio, la parte super protettiva, che la madre deve riuscire a superare per arrivare ad un rapporto concreto con il suo bambino. Il film ha convinto moltissimo il pubblico della sala, che è rimasto numeroso ad ascoltare il team di produzione di “Monolith”, intervenendo con entusiasmo. Uno degli aneddoti più affascinanti dei produttori, è stato sicuramente quello riguardante la creazione del SUV, che è stato disegnato, prodotto e pensato per essere effettivamente funzionante nelle scene del film.

Nel frattempo al Teatro Miela, Dario Argento presentava la versione restaurata in 4k di “Zombi (Dawn of The Dead)” di George Romero. Purtroppo il dono dell’obiquità non esiste ancora, e in questo festival è fondamentale decidere in fretta e programmarsi una scaletta serrata in base alle proprie preferenze: insomma, bisogna scegliere tra zombi, sci-fi e robottoni (mica male).

Per il sabato sera non poteva che mancare una super festa: si è tenuta infatti la “Notte degli Ultracorpi” al Teatro Miela, con il dj set di DJ YODA in esclusiva in Italia. L’artista con il suo “Dj Yoda goes to the Sci-fi Movies” ha portato uno spettacolo esplosivo di fantascienza, cultura pop e musica hip-hop, tutto mixato dal vivo: da Robocop a Ritorno al futuro, da Star Wars a E.T., da Tron ad Alien.

DJ Yoda Credit Trisha Rankin

DJ Yoda ph. Trisha Rankin

6 Novembre

Ultimo giorno del Festival: cala il sipario, gli applausi man mano si esauriscono. La 16esima edizione del Trieste Science+Fiction si conclude con la Cerimonia di Premiazione in Sala Tripcovich e a seguire il documentario del premio Oscar Alex Gibney “Zero Days” .  Dopo l’ultimissimo pomeriggio di proiezioni tra Teatro Miela e Sala Tripcovich (sono stati proiettati infatti i cortometraggi italiani, il film “Moonwalkers” di Antoine Bardau-Jacquet, “Terrore nello Spazio” di Mario Bava, “Train to Busan” e “Seoul Station” di Yeon Sang-ho) si è arrivati al momento conclusivo: premiare i film in concorso.

Il vincitore del Premio Asteroide (assegnato al Miglior Lungometraggio di Fantascienza in Concorso) è “Embers” di Claire Carré. Lo ha deciso la Giuria Internazionale di Trieste Science+Fiction Festival, composta dal giornalista e critico cinematografico Mauro Gervasini, dalla programmatrice del London FrighFest Shelagh Rowan-Legg e da Pedro Souto,  Direttore di MOTELX – Lisbon International Horror Film Festival. “È un film che porta la fantascienza e il fantastico in una nuova direzione. Che pone, pur non volendo fornire risposte ad ogni costo, domande su chi siamo come individui, famiglia, amici e amanti.”

Assegnazione premio Asteroide a Embers

Assegnazione premio Asteroide a Embers

Il Méliès d’Argento al miglior lungometraggio europeo, va a “Sum of Histories” di Lukas Bossuyt, film prodotto da Belgio e Olanda. Mentre il Méliès d’Argento al miglior cortometraggio fantastico europeo è stato assegnato al film breve bulgaro “Getting fat in a healty way” di Kevork Aslanyan.

Il premio Nocturno (Nuove Visioni Award), riconoscimento assegnato ad un’opera significativa ed originale per il cinema, è andato a “I’m not a Serial Killer” di Billy O’Brien (che è tornato dall’Irlanda solo per poterlo ritirare e si è scusato per aver portato con sé la pioggia del suo Paese).

Il Premio della critica Web, novità di quest’anno, per la migliore opera prima -in collaborazione con le testate BadTaste, Cineblog, CineClandestino, CineLapsus, Long Take, Quinlan e Sentieri Selvaggi- è stato assegnato a “Under The Shadow” di Babak Anvari, pellicola anglo-americana candidata agli Oscar 2017 come Miglior Film Straniero per la Gran Bretagna.

Il premio del pubblico è andato a “Moonwalkers” del regista francese Antoine Bardau-Jacquet.

Il premio CineLab, in collaborazione con il DAMS – Discipline delle arti della musica e dello spettacolo, Corso di studi interateneo Università degli Studi di Udine e Università di Trieste, è stato aggiudicato al cortometraggio italiano “Djinn Tonic” di Domenico Guidetti.

Menzione speciale a Monolith

Menzione speciale a Monolith

Nota di Merito al lungometraggio Monolith” firmato da Ivan Silvestrini, “per la grande capacità di dimostrare l’alto livello che può raggiungere una produzione italiana”.

Siamo d’accordo? Non siamo d’accordo? Continua la serie “sono stati premiati tutti quelli che non ho visto”, e ciò denota le ottime capacità decisionali della redazione. In ogni caso, oggi vanno in onda le repliche dei film premiati presso il Cinema Ariston, a partire dalle ore 17.00.

 

Per approfondire le altre sezioni del Festival: Iniziative e mostre, Proiezioni e ospiti

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