Informazione e mass media, quando la realtà viene distorta

Una sensazione. Va tutto peggio, guarda che schifo, ma dove andremo a finire, non ci si può fidare più di nessuno. Quante volte abbiamo pronunciato queste frasi ad un amico o al proprio compagno di banco; quante volte le abbiamo sentite dire dal parrucchiere, al supermercato o al bar. La sensazione è che il mondo stia andando a rotoli e non ci sia mai spazio per una bella notizia. Ma è proprio così oppure è solo, appunto, una sensazione? Un articolo de L’Indipendent ci dà la risposta.

Il logo ufficiale della Royal Statistical Society

Il nove luglio scorso, infatti, è stato pubblicato uno studio della Royal Statistical Society – una delle più importanti istituzioni statistiche britanniche – dove si sostiene che gli inglesi hanno una percezione completamente distorta della realtà. Facendo loro numerose domande rispetto a fatti politici e sociali e chiedendo quali fossero i dati di riferimento, lo studio dava alcune alternative di risposta, ma la maggior parte degli intervistati ha completamente sbagliato i quesiti. Ecco un esempio preso dall’articolo di Ally Fogg, giornalista de L’Indipendent: “A large majority of the public believe crime is constant or rising, when official surveys show there were 53 per cent fewer incidents in 2012 than in 1995.”

L’articolo va avanti elencando dati e statistiche assai divergenti da quella che è l’idea generale dell’opinione pubblica. Ad esempio, la maggior parte di loro crede che il 24% della popolazione inglese sia musulmana, mentre è solo del 5%; il tasso di gravidanze adolescenziali è sopravvalutato di 25 volte; ed infine, si crede che a livello di assistenza sociale ci sia una frode del 24%, quando, secondo RSS, è solo dello 0,7%.

Regno Unito e Italia, due grandi paesi con lo stesso problema: una visione distorta della realtà

Un confronto. Ovviamente le statistiche si riferiscono al Regno Unito, però quanto scritto può essere utilizzato anche per meglio interpretare ciò che accade in Italia. In effetti anche noi tendiamo spesso a stupirci e ad indignarci per i fatti di cronaca che i telegiornali o i quotidiani ci propinano. Il problema è che non vengono quasi mai affiancati da statistiche reali. L’impressione generale è che tutto vada peggio e che appena usciamo di casa il nostro vicino potrebbe accoltellarci senza nessun motivo. In realtà, i media dovrebbero fare un lavoro diverso, cioè contestualizzare la notizia, dimodoché l’opinione pubblica capisca di cosa si sta realmente parlando. Ad esempio, anche da noi gli omicidi volontari sono diminuiti di gran lunga rispetto ai primi anni ’90: dal 1991 al 2008 sono diminuiti del 31,9% per poi mantenersi più o meno costanti (fonte Istat.it).

Secondo l’autore dell’articolo, non è la popolazione che dovrebbe imparare la statistica, ma sono i mezzi di comunicazione a dover comunicarla. Così facendo, l’opinione pubblica non solo avrebbe una visione più vicina alla realtà, ma pure una più elevata capacità critica. Di conseguenza, anche il politico di turno dovrebbe stare più attento ai dati che di solito sforna senza alcuna paura e forse si voterebbe effettivamente quello più competente. È forse giunto il momento di cambiare informazione?

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.