"Io Odio i Talent Show", ma amo la musica.

La locandina dello spettacolo

La musica è figlia del suo tempo e del suo spazio. E’ stato questo uno dei ritornelli principali, che Mario Luzzato Fegiz ha intonato durante l’unica rappresentazione a Trieste del suo spettacolo “Io odio i Talent Show”, realizzato con la collaborazione di Giulio Nannini e Maurizio Colombi, accompagnato in scena dalla voce e dalla chitarra di Roberto Santoro e dalla fisarmonica russa di Vladimir Denissenkov, colonna sonora dello sfogo teatrale del critico musicale.

Il titolo dello spettacolo può trarre in inganno, ma ciò che Fegiz voleva sottolineare, non è stata esclusivamente l’abissale ignoranza musicale di cui i beniamini e vincitori dei talent show cadono spesso vittima, e a riprova di ciò è stata posta all’ascolto del pubblico un’intervista vera fatta dal critico ad Alessandra Amoroso, la quale si è dimostrata totalmente inconsapevole dell’esistenza di David Bowie e Lou Reed. Bensì, Luzzato Fegiz è partito da questo odio dichiarato per proseguire poi in una narrazione di fatti veramente accaduti e di critiche rivolte a se stesso e agli altri. Una persona può non sapere nulla dei Velvet Underground e dei Beatles, ma guai a mettere in dubbio le abilità canore di Valerio Scanu e di Marco Carta.
Durante il monologo, Fegiz non ha mai insultato nessuno e ha lasciato libera interpretazione alle sue parole. Ciò che invece ha avuto modo di essere il protagonista della serata, è stato l’amore incommensurabile per la musica, forse una delle cose meglio riuscite all’uomo.
Le note, le melodie, i ritmi, sono caratteristiche per cui tutti abbiamo un debole. Ci sono diversi generi e  campi di espressione musicale, ma rimane certo come ognuno riesca a trovare la propria dimensione, il proprio rifugio emotivo nelle corde di uno strumento o tra quelle vocali di un cantante.
Esistono, inoltre, alcune composizioni che riescono a rapire i cuori di ogni partito musicale, e ciò è emerso dal trasporto con cui il pubblico seguiva commosso e ipnotizzato i racconti di Fegiz su Battisti e Mogol e su Lucio Dalla e la sua “Caruso”.

Quello a cui si è potuto assistere è stato un Mario Luzzato Fegiz convincente e dinamico, che voleva ricordare l’importanza della musica, la più astratta e incantevole delle arti, invitando infine il pubblico ad accarezzare i propri lettori mp3 una volta tornati a casa.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.