Italia numero uno negli abbandoni scolastici

L’Italia continua a farsi notare all’interno dell’Unione Europea per i suoi dati negativi. Questa volta ad essere sotto la media è il numero di studenti che proseguono gli studi dopo il diploma. A descrivere il nuovo quadro è l’Eurostat in un rapporto diffuso recentemente.

Impossibile raggiungere il traguardo della Commissione europea per il 2020. In Italia solo il 57,7% dei diplomati hanno proseguito gli studi.

Nell’Unione europea il 36% di giovani tra i 30 ed i 34 anni ha concluso con successo il percorso universitario, il 2% in più rispetto al 2010 e l’8% in più rispetto al 2005. In Italia però la laurea non è più considerata uno strumento utile, ma solo un pezzo di carta da appendere su una parete, soprattutto considerando l’aumento delle tasse d’iscrizione per via della crisi economica. Dopo gli aumenti registrati nel passato, nel 1982 proseguì gli studi oltre il 70% di coloro che avevano finito le medie superiori mentre nel 1991 il 79,9%, la fotografia del nostro Paese presenta ora un calo rilevante del numero degli studenti che non proseguono gli studi.

Dopo l’allarme lanciato lo scorso mese di gennaio dalla Crui (la Conferenza dei rettori) che denunciava il pericoloso calo di immatricolati registratosi nel 2011, la situazione si è ulteriormente aggravata. Lo scorso anno l’Italia ha toccato il record negativo del tasso di passaggio dalla scuola all’università degli ultimi trent’anni. Inutili tutte le riforme che avrebbero dovuto rilanciare il nostro sistema universitario, i dati parlano chiaro: quasi 100 mila immatricolati in meno, soltanto il 57,7% dei diplomati hanno proseguito la loro carriera scolastica nell’anno 2012/2013.

L’Italia diventa così il Paese europeo con il minor numero di laureati nella popolazione di età compresa fra i 30 e i 34 anni, migliore solamente di Romania e Turchia. Fra i 27, si colloca all’ultimo posto della classifica: nel 2012 appena il 21,7% di chi comincia l’università ha completato gli studi e si è laureato entro i 34 anni. Ci è riuscito il 26,3% delle donne e solo il 17,2% degli uomini. La Germania sfiora il 30 per cento mentre la Francia ha già oltrepassato il 43. Impossibile a questo punto raggiungere il traguardo del 40% entro il 2020 fissato dalla Commissione europea, che ha posto un obiettivo differenziato per l’Italia, pari al 26/27 per cento. Ma se la situazione di crisi non migliorerà l’Italia difficilmente riuscirà a raggiungere questo traguardo. L’istruzione dovrebbe essere un investimento su cui puntare da tutti gli ambiti, in Italia però i finanziamenti hanno subito una riduzione drastica. Negli ultimi dieci anni pochi Paesi hanno fatto dei tagli su questo settore, il nostro purtroppo si distingue per le riduzioni maggiori nel campo dell’istruzione e stanziando pochissimo anche in ricerca e sviluppo.

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By | 2017-03-13T14:50:50+00:00 26/04/2013|Categories: Università|Tags: , , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa