John e Joe alla Sala Bartoli

Per la prima volta arriva al Teatro Stabile regionale un testo di Agota Kristof, una delle scrittrici più
moderne e interessanti del secolo scorso: l’appuntamento è per martedì 19 aprile alla Sala Bartoli con John e Joe – come di consueto con inizio alle 19.30 – per il cartellone altripercorsi, con repliche che proseguiranno fino a domenica 24.

Di grande qualità i tre artisti che portano in scena questa tenera e interessante commedia: ne sono protagonisti Nicola Pannelli (ammirato nel recente Ivanov per la regia di Filippo Dini) e Sergio Romano (che fa ritorno allo Stabile dopo le prove sempre notevoli ne Le Signorine di Wilko e in diverse passate produzioni come A different language e Otello, dove era stato un memorabile Jago al fianco di Michele Placido). Li dirige un regista versatile e fantasioso, Valerio Binasco, che è rimasto conquistato dal testo e dalla scelta coraggiosa e irriverente della scrittrice, che vi tratta il tema del denaro e del doppio: «Mi pare una splendida opera teatrale – commenta infatti Binasco – questa che cerca di coniugare la metafora della “vita negli affari”, con i clochard-clown della tradizione, e con l’incanto delle anime semplici. Che siano due nullatenenti, dei sans papier, dei buffi da varietà a illustrarci la favola del denaro, è un’intuizione poetica molto felice. Questa sintesi di poesia e d’intelligenza è spesso alla base del grande teatro contemporaneo, ed è una fantastica occasione per ridare un senso profondo al lavoro degli attori e alla gioia che tale senso profondo può regalare al pubblico».

Agota Kristof, nata nel 1935, cresce in un’Ungheria profondamente segnata dalla Seconda Guerra Mondiale: espatria clandestinamente dopo la violenta repressione sovietica dei moti del 1956 a Budapest. Si stabilisce a Neuchâtel in Svizzera: inizia a lavorare da operaia e ad apprendere una lingua non sua – il francese – che adotta anche in letteratura, distaccandosi dolorosamente dalle origini. In tutta la sua produzione letteraria e drammaturgica riecheggiano però le esperienze del vissuto: la guerra, la solitudine, l’esilio. I primi confronti con la scrittura sono avvenuti proprio nell’ambito teatrale: brevi pièce, come John et Joe e Un rat qui passe, a cui seguono La chiave dell’ascensore, L’ora grigia o l’ultimo cliente. A renderla celebre però sono soprattutto i romanzi fra cui Quello che resta, scritto nel 1984 che la
impone all’attenzione anche internazionale. Lo stesso esito hanno i successivi, la Trilogia della città di K., Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna. Alla metà degli anni Novanta arrivano Hier e successivamente i successi di L’analphabète. Récit autobiographique toccante autobiografia da cui traspare l’esistenziale esigenza di riuscire a scrivere, una “lotta dell’analfabeta”, che Agota Kristof ha dovuto davvero combattere. Ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi come il Premio Schiller, uno dei massimi premi letterari svizzeri, il Gottfried KellerPreis, ed il Prix Kossuth (2011).

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By | 2016-04-18T13:02:39+00:00 18/04/2016|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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