Just Australia, l’infopoint italiano a Melbourne

Ex-giornalista free-lance per giornali, siti e televisioni, una passione smodata per i viaggi, una discreta esperienza all’estero tra Inghilterra e Spagna, fino ad arrivare all’Australia, alle spalle sette anni a Trieste a metà tra la “simpatia tagliente” dei triestini dai modi orsini e la bellezza della città di mare: Ilaria Gianfagna, co-ideatrice e co-fondatrice di Just Australia, agenzia che si occupa di aiutare coloro che muovono i primi passi nella nuova realtà dell’emisfero australe, ci parla di lei, del suo progetto e del suo percorso che l’ha portata a stabilirsi nella terra dei canguri.

In primis, una domanda banale ma obbligatoria: come e perché sei finita a Melbourne?
«Le mie esperienze tra Granada, Liverpool e Londra hanno senz’altro giocato un ruolo fondamentale, così come l’innegabile richiamo che ho sempre sentito per l’estero. In un primo momento ho pensato all’Inghilterra, ma avendo constatato di persona quanto potesse essere stressante e competitivo l’ambiente inglese, ho optato per un luogo dall’atmosfera più vivibile e alla mano. Ho quindi deciso di partire e di conseguire un master in comunicazione alla University of Melbourne, poi al mio compagno di viaggio Stefano Riva e a me è venuta l’idea di aprire la nostra agenzia, Just Australia. Il resto è storia.»

Infatti è proprio in loco che è nata l’idea della vostra impresa, giusto?
«Sì. Proprio a Melbourne ci siamo resi conto, infatti, di quanto sia difficile rimanere in Australia, con tutti i problemi che bisogna affrontare, soprattutto per la creazione di un proprio percorso qui e per le questioni di visto. Stefano e io, per esempio, conoscevamo solo realtà europee, dove naturalmente questi problemi non si pongono e ci siamo trovati molto in difficoltà per gestire la nostra permanenza, sotto diversi punti di vista.»

E avete quindi deciso di mettere la vostra esperienza al servizio degli altri. Ma quali sono stati gli ostacoli più difficili che avete dovuto superare?
«Innanzitutto la lingua. L’accento è molto diverso da quello americano o britannico e se si parla solo qualche parola di inglese maccheronico capire quello che ti viene detto è veramente difficile. Niente di irrimediabile, ovviamente, ma per Stefano, partito con un livello d’inglese scolastico, è stata una difficoltà in più. Poi ci sono i visti, i requisiti per ottenerli, come fare a ricevere la tanto agognata sponsorizzazione… tutto questo genere di questioni e i problemi a esso legati. Prendiamo i requisiti, ad esempio: è tutto scritto nero su bianco sul sito dell’immigrazione, ma è veramente difficile raccapezzarcisi da soli; occorre rivolgersi agli avvocati, i migration agents. In un primo momento noi abbiamo perso tempo rivolgendoci alle persone sbagliate, per fortuna le cose sono migliorate quando abbiamo incontrato professionisti più seri.»

Professionisti con cui avete a che fare tutt’ora.
«Esatto. Ci teniamo sempre a precisare che per legge sono loro gli unici a cui ci si può rivolgere per tutte le questioni direttamente legate al visto. Le agenzie come la nostra, però, possono ovviamente indicare le figure professionali alle quali rivolgersi per servizi più tecnici e fornire consulenze relative a studio e formazione, come i corsi di inglese obbligatori per poter ottenere il visto o il percorso da seguire per vedersi riconoscere un certificato in Australia, ad esempio. Cercando di fare un passo in più, inoltre, abbiamo aperto un nuovo info point, assolutamente gratuito, a cui ci si può rivolgere per ogni genere di informazione. Tipo come aprire il codice fiscale, tanto per dirne una.»

melbourne_skyline_wallpaper2

Va detto, però, che l’Australia non è il paese di Bengodi di boccacciana memoria.
«Non voglio scoraggiare nessuno, ma è giusto partire consapevoli delle difficoltà: rimanere in Australia è difficile. Non quanto negli Stati Uniti, dove i requisiti per il visto sono ancora più stringenti, ma comunque difficile. Partiamo da un punto chiave, l’età: gli under 31 possono usare il working holiday visa, uno dei visti più usati qui. Gli over 31 si trovano molto spesso a dover comunque entrare con un visto per studenti, con il risultato di dover spartire il loro tempo tra studio e lavoro per mantenersi. Il mio consiglio quindi è quello di mantenere sempre i piedi ben saldi a terra: partire con un budget adeguato, visto che l’Australia è molto cara, essere pronti a qualche delusione, perché come ho già detto restare qua è molto difficile e soprattutto avere un piano, perché a venire qua senza sapere l’inglese, senza requisiti e senza esperienze lavorative pregresse si rischia di compiere un salto nel buio totale.»

Cosa consigli di fare e in che settori conviene puntare, allora?
«Per quelli che vengono qua all’avventura, la soluzione adottata molto spesso è quella di specializzarsi in Australia, in modo da avere certificazioni riconosciute. Per quelli invece che hanno già un’idea in mente e esperienza da far valere, diciamo che i settori di punta sono sostanzialmente la ristorazione e le costruzioni (in cui includo anche l’artigianato). C’è una grande richiesta di chef e manager di ristorante, per esempio. Mestieri in cui gli italiani non sono certo gli ultimi arrivati. Senza dimenticare la professioni scientifiche: ingegneri, medici e anche informatici non faticano a trovare lavoro in Australia.»

Concludiamo ricordando un aneddoto: Sidney 2000, una ragazza australiana di origini orientali è costretta, durante i Giochi, a indossare una maglietta con scritto “Please don’t help me, I’m Australian” perché la gente continua a chiederle se ha bisogno di aiuto. È davvero così piacevole la vita là? E non ti manca mai qualcosa dell’Italia?
«Gli Australiani sono davvero un popolo bellissimo, gentile, disponibile. Cose come la gelosia o la discriminazione sono semplicemente inconcepibili qui. Non fatico a credere a storie del genere, ho assistito io stessa a un paio di scene analoghe, come una persona che insegue un’altra perché a quest’ultima è caduto il portafoglio. L’Australia è multiculturale, è un paese il cui la burocrazia è snellissima e tutto funziona online, senza file. E poi ha una natura bella quasi da far schifo. Certo, il prezzo da pagare per non fare la coda alle poste sono città ultramoderne, quindi a volte mi mancano cose semplici come fare una passeggiata in un centro storico pedonale ammirando dei palazzi antichi, ma sarebbe impensabile tornare in mezzo ai mille incubi della vita italiana. Senza contare che anche loro stanno copiando i nostri lati migliori, come il nostro essere chiacchieroni, affettuosi e bon viveurs. O la cucina: ormai a Melbourne i ristoranti ottimi si sprecano!»

Commenti Facebook

About the Author:

Joel Cociani
Nato a Trieste nell'88, sono italiano e francese. Studio per diventare un interprete, ma il mondo del giornalismo mi ha sempre affascinato, se non altro perché è una scusa per poter fare il rompiscatole senza dovermi giustificare.