La Croazia entra nell’UE. Un’analisi sulla situazione del nuovo paese europeo

Da mezzanotte del 1°luglio, la Croazia è diventata ufficialmente il 28/mo paese dell’Unione Europea. Dopo l’indipendenza dalla Juogoslavia nel 1991 e una sanguinosa guerra contro Serbia e Bosnia terminata nel 1995, la Croazia aveva fatto richiesta d’ingresso nel consesso europeo nel 2003, ma i negoziati con Bruxelles cominciarono solamente tre anni dopo. Decisivo per l’avvio dei negoziati la decisione del governo croato di consegnare al Tribunale Penale Internazionale il criminale di guerra Ante Gotovina, eroe della patria per buona parte della popolazione. Avviato il percorso di adesione, l’Unione Europea chiese al paese riforme economiche, in particolare per rendere il mercato più competitivo. A subirne gli effetti è stato il comparto navale, officine e cantieri, controllato dallo stato e quindi fonte di rendite e parassitismo. La privatizzazione ha creato dei problemi di disoccupazione: a Spalato ad esempio dei 3500 lavoratori solamente 2000 verranno probabilmente assunti dai nuovi investitori privati.

Il Ministro degli Esteri Emma Bonino e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai festeggiamenti per l’ingresso della Croazia nell’UE.

Il settore dove l’Europa ha richiesto un decisivo cambio di rotta è quello della giustizia, soprattutto nella lotta alla corruzione politica: emblematico l’arresto dell’ex primo ministro Ivo Sanader nel 2010 e le sue deposizioni in aula in cui rivelava un sistema di finanziamento occulto ai partiti (nel 2012 Sanader condannato a dieci anni per corruzione e abuso di potere). Finalmente il 9 dicembre del 2011 la Croazia ha firmato il Trattato di adesione all’Unione Europea. Il nuovo status di paese europeo è stato festeggiato ieri e stanotte con canti, balli, musica e fuochi d’artificio nella Piazza Bano Jelacic di Zagabria alla presenza di decine di capi di stato, premier e ministri. A rappresentare l’Italia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro degli Esteri Emma Bonino.

Questa cerimonia stride un po’ con la reale situazione croata: una crisi economica sempre più acuta e una popolazione scettica nei confronti dell’ingresso del paese nell’UE. La Croazia è in recessione dal 2009 e negli ultimi tre anni il PIL è calato dell’8,7% e nel complesso è del 39% sotto la media europea, solamente Romania e Bulgaria fanno peggio. Un downgrade delle agenzie di rating ha colpito i titoli di debito croato: per Standard & Poor’s e Moody’s sono già titoli spazzatura. Il PIL pro capite è pari al 61% della media dell’UE mentre la disoccupazione totale si aggira intorno al 22% e quella giovanile supera il 50%. Con questi dati si può capire perchè una buona parte della popolazione si oppone all’ingresso nell’Unione Europea o non crede nei vantaggi provenienti dal nuovo status. Al referendum per l’adesione all’UE indetto nel febbraio 2012 il sì ha vinto con il 66%, ma l’affluenza al voto è stata molto bassa, solamente il 44% degli avente diritto.

Alle elezione europee del maggio scorso, con cui la Croazia ha scelto i suoi 12 rappresentati che manderà al Parlamento Europeo, a vincere, con il 33% e 6 deputati conquistati, è stato il partito di opposizione Unione Democratica Croata. Sconfitto il partito Socialdemocratico del premier Zoran Milanovic, europeista che aveva proposto per il referendum del 2012 le “yes-compaign”. Il partito del premier ha ottenuto il 31,7% dei voti e 5 deputati. Ma il dato più importante è quello dell’affluenza che è stata intorno al 20%. Segno di sfiducia nei confronti della politica europee, anche se non lontano dai dati dell’affluenza di altri paesi dell’Est nelle precedenti elezioni europee del 2009. L’ingresso nell’Unione Europea non sarà un fatto tutto negativo per la Croazia e per la stessa Europa.

Il paese beneficerà dei fondi europei che ammontano a 600milioni entro il 2013 e a 10miliardi fino al

Un’immagine di Zagabria, capitale della Croazia.

2020, insomma una boccata d’ossigeno per l’economia croata. Molti giovani vedono con entusiasmo a questa adesione che permetterà di aumentare le loro possibilità di esperienze al di fuori della Croazia, grazie ad esempio al programma Erasmus, e una parte della popolazione considera positiva questa mobilità per creare una nuova classe dirigente fatta di giovani con esperienza in Europa. L’adesione inoltre ha portato con sè nuovi diritti e nuove tutele legali per i cittadini croati, il paese infatti ho dovuto adeguare le leggi agli standard europei. Anche se i problemi di tutela dei diritti rimangono, ad esempio nei confronti delle minoranze sessuali. La Croazia è un paese profondamente cattolico, il 70% circa della popolazione ritiene la fede un elemento fondamentale nella vita quotidiana. Dopo la legge francese sulle nozze gay le associazioni cattoliche croate hanno promosso una campagna per sancire in Costituzione il matrimonio tra uomo e donna. La petizione è stata firmata da 700mila persone, una buona percentuale per uno stato che conta circa 4milioni di abitanti. Il premier Milanovic durante la campagna elettorale del 2011 aveva promesso maggiori tutele per le minoranze sessuali, forse l’ingresso nell’UE sarà uno stimolo per il primo ministro per attuare queste proposte.

Per l’Europa l’ingresso della Croazia vuol dire un rafforzamento nella battaglia all’immigrazione clandestina. La rotta clandestina passa da Lipovic, vicino alla Serbia, da Konovle verso il Montenegro, e dalla Bosnia-Erzegovina. La Croazia quindi è un paese cruciale in questa lotta e i primi frutti si vedono: la polizia nel maggio scorso ha smantellato una rete internazionale per il traffico di clandestini, provenienti per lo più dal Kosovo e dalla Turchia. Diversi complici sono stati arrestati anche in Bosnia. Anche per l’Italia i vantaggi non saranno di poca cosa. Fino ad ora l’interscambio economico e commerciale con Zagabria ammonta a 4milioni di euro. Unicredit e Banca Intesa invece investono in una buona fetta del settore bancario croato. Con l’ingresso nell’Europa gli scambi commerciali saranno sicuramente facilitati e potrà essere una grande occasione per entrambi i paesi.

Un’immagine di Dubrovnik.

Non solo economia. L’adesione della Croazia agli standard giuridici dell’Unione Europea agevolerà anche la tutela delle comunità italiane rimaste in Istria, Fiume e Dalmazia e il riconoscimento dei molti diritti degli esuli scappati da quelle terre per scappare all’oppressione di Tito negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Un’opportunità per rinsaldare i rapporti di amicizia esistenti tra Roma e Zagabria. Infine chiudiamo ricordando il problema rappresentato da Dubrovnik (Ragusa in italiano), a cui il governo croato dovrà trovare una soluzione. Il paese di Dubrovnik è separato dalla Croazia dall’istmo di Neum, sbocco al mare della Bosnia-Erzegovina, e quindi separato anche dall’Unione Europea. Di recente si sta pensando di risolvere il problema costruendo un ponte che colleghi i due territori. Ma dato il momento di crisi il progetto è di difficile attuazione. Qualcosa bisognerà comunque fare dato che la città è molto importante per il turismo, settore che per la Croazia rappresenta il 15% del PIL.
Un benvenuto ai nostri fratelli europei della Croazia.

Commenti Facebook
By | 2013-07-01T08:43:51+00:00 01/07/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , |0 Comments

About the Author: