La Frontiera: farsi viaggiatore per raccontare il viaggio

Sabato 16 aprile, in occasione del secondo appuntamento della rassegna Molto da dichiarare. La voce di un’Europa in transito, dedicata al tema delle migrazioni e organizzata dall’ICS in collaborazione con S\paesati e ASGI, è stato ospitato al Caffè San Marco Alessandro Leogrande che ha presentato il suo ultimo libro La Frontiera. Nel libro si parla di nord e di sud del mondo, di trafficanti, dell’Eritrea, del deserto libico. Racconta della frontiera greca, di Alba Dorata e di Patrasso ma anche di quella dei Balcani. Le frontiere sono difficili da tracciare: la linea immaginaria di cui parla il libro è intracciabile perché cambia di continuo. Definire il nord o il sud del mondo è molto più complicato di quanto non sia nei nostri pregiudizi; nello stesso nord ci sono delle frontiere e dei confini che definiscono ghetti o apartheid.

Molto spesso, quando si trattano questi temi, si tende a mettere l’accento sulla vittima, rischiando di fermarsi sulla strage per muovere umana pietà: “Bisogna muoversi e non commuoversi”. Oggi giorno i naufragi sono una costante della quotidianità: ogni anno muoiono più di 3mila persone e se ne dà notizia come se fosse un evento secondario e ormai privo di importanza. Le vittime vengono avvolte da una cappa di silenzio che li disumanizza. Leogrande ha voluto scrivere questo libro per provare a rendere quel nulla un po’ meno nulla; ha voluto raccontare per guardare in faccia sia i morti che i vivi nominando i loro nomi. Ha l’ossessione di capire e per questo pone ai migranti una domanda essenziale –che, però, è spesso lasciata in secondo piano-:” Perché stai scappando?”. Ci troviamo davanti ad un mondo pieno di squilibri; chi scappa in Europa è pieno di aspettative e noi ci meravigliamo che qualcuno voglia venire in un continente che vediamo senza futuro. Non ci rendiamo conto che chi arriva scappa dalla devastazione della guerra, del clima e dei totalitarismi. Il libro racconta le storie dei migranti e di come loro vedono la frontiera: quella del mediterraneo è liquida e diluita. Crediamo che i migranti diventino tali all’improvviso e nel momento in cui si trovano in mezzo al mare: in realtà i viaggi durano tantissimo e iniziano molto prima del mare. Le persone che cercano rifugio scappano da situazioni di indicibile violenza sia fisica che psicologica: “Io non avevo né i segni né le parole per spiegare tutto questo” racconta un viaggiatore.

Le storie vanno raccolte con calma e con reciproco rispetto

lafrontiera

Uno dei temi che emerge è il colonialismo italiano: i viaggi dall’Eritrea sono una delle sue conseguenze. Questo è un tema che in genere non viene a galla e che è stato abilmente rimosso. Non è un caso, però, che dalle ex colonie ci siano migrazioni di massa. Ciò che viene nascosto non è solo l’ex colonialismo italiano ma anche la situazione attuale dell’Eritrea: non si trova praticamente nessun libro a riguardo ed è difficile accedere a notizie se non facendo un lavoro radicale e facendosi raccontare dagli abitanti scappati –considerati disertori- dal regime devastante che lì vige.

La politica, che dovrebbe andare alla radice delle cose, è morta: manca e scade in amministrazione militare e di frontiera. Il “non sapere” o il “rimuovere” alimenta la globalizzazione dell’indifferenza. Abbiamo un para occhi mentale che è il risultato del benessere: ci siamo richiusi su noi stessi.

La cultura del benessere ci fa sentire insensibili alle grida degli altri

Un milione di persone ha messo in crisi l’Europa ed è assurdo anche se fossimo un paese sovrappopolato –nei prossimi vent’anni si prevede una decrescita demografica di 70milioni di abitanti-. Siamo spettatori di un processo di desertificazione: il nostro continente ha bisogno di nuove persone e se l’integrazione non viene fatta in modo legale viene fatta in modo schiavistico o semi schiavistico. Dimenticando l’articolo 10 della nostra Costituzione assistiamo a stermini silenziosi.

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By | 2016-04-19T08:09:07+00:00 19/04/2016|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , |0 Comments

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