La grande bellezza trionfa in Europa

Grande successo agli European Film Awards, per La grande bellezza di Paolo Sorrentino che a Berlino conquista i premi per il Miglior film, la Miglior regia e il Miglior attore. Entusiasta  Toni Servillo (niente meno che Jep Gambardella, il protagonista della pellicola) che nelle ore precedenti

Toni Servillo ritira il premio per “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino.

all’ assegnazione dei premi aveva asserito, in modo quasi profetico, a quella “qualità” italiana che all’ estero sanno riconoscere e che rende il Bel Paese capace di essere apprezzato fuori dai propri confini. Al film è andato inoltre il premio per il Miglior montaggio, consegnato a Cristiano Travaglioli. La grande bellezza, dopo un’ accoglienza sia italiana che europea sorprendente, da poco è anche il lungometraggio che l’ Italia ha candidato nella corsa a un posto nella categoria Miglior film straniero per i prossimi Oscar.

 

Si tratta più che di un caso, di una vera marcia trionfale, quella che ha portato l’ ormai collaudata banda Sorrentino-Servillo alla ribalta, sia di critica che di incassi. Ma cosa rende così speciale, così apprezzabile quest’ ultima collaborazione tra i due? Si potrebbe rispondere con la “sinergia” che intercorre durante la messa in scena dell’ opera e le suggestioni che è in grado di evocare.

Da una parte vi è la rappresentazione romanzesca di Roma: una metropoli impressa nell’immaginario collettivo, di una bellezza che colpisce, ma che non riesce a trasfigurarne le interne meschinità, un mondo colorato da un caleidoscopio di caratteri, dove il brutto è o non è il buono, tanto fa lo stesso. E poi c’è chi in questa Roma vi ci è immerso: Jep Gambardella, giornalista con aspirazioni di scrittore naufragate in un unico tentativo letterario di molti anni prima; divenuto il protagonista carismatico della mondanità e perdutosi in un labirinto di umanità incompiute che anestetizzano la propria desolazione attraverso uno stile di vita senza pensiero e senza scopo. Si ha a che fare con un cinico sentimentale deluso, un provinciale partito all’attacco della grande città, diventato moralista a causa delle delusioni, una figura che si può ritrovare a tutte le latitudini ed in cui è facile riconoscersi.

 

Pare quasi scontato infine il paragone della critica con il celebre “La dolce vita” di Federico Fellini. Il film di Sorrentino infatti, come il capolavoro di Fellini, fa di una figura esausta dal punto di vista esistenziale una guida dantesca attraverso la decadenza della vita romana.

 

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