La magia della Bella Addormentata al Verdi di Trieste

Il Teatro Verdi chiude il 2012 con una delle fiabe più celebri di Charles Perrault, rielaborata in balletto da Peter Il’ic Tcaikovkij, con le coreografie di Marius Petipa. Nata nel 1890 per celebrare la potenza dell’impero dello zar Alessandro III di Russia, l’opera è immersa in una lussuosa ambientazione che rievoca Luigi XIV, portata al Verdi delle stupende scenografie e dai costumi da sogno di Maria Levitzkaia. La Bella Addormentata resta fedele alla natura delle fiabe e si presta bene ad una lettura metaforica, non solo per il parallelo fra il fasto della corte di re Florestano con quella dello Zar, ma anche come percorso di maturazione della donna. Si passa infatti dall’infanzia, marcata dalla presenza della culla, all’adolescenza, con la comparsa del sangue e infine all’età adulta, con il matrimonio. Nelle figure della Fata dei Lillà e della maga Carabosse si può inoltre riconoscere l’eterno scontro tra bene e male.

La storia è nota a tutti. Il regno è in festa per la nascita della Principessa Aurora e tutti vengono a portare doni alla neonata, anche le fate del regno, in primis la Fata dei Lillà, che diverrà madrina della piccola. Viene però dimenticato l’invito per la maga Carabosse, che con il suo seguito di ratti si presenta al palazzo e lancia una maledizione ad Aurora: ella si pungerà il dito con un ago e morirà. La Fata dei Lillà riesce però a  mitigare l’incantesimo e quando Aurora si punge, cade in un sonno profondo e insieme a lei si ferma anche il tempo per tutti gli abitanti del regno. Trascorrono cent’anni e il Principe Desirè si trova, durante una battuta di caccia, a incrociare sulla sua strada la Fata dei Lillà, che gli mostrerà in sogno Aurora. Innamoratosi, Desirè trova la fanciulla addormentata e con un bacio scioglie il maleficio.

La principessa Aurora, circondata dai suoi pretendenti, è caduta vittima dell’incantesimo di Carabosse.

Il balletto si articola in tre atti, con un prologo e un’apoteosi. Non vi è una forte vena drammatica, ma d’altronde si tratta di un’opera celebrativa, e ciò si riscontra nelle coreografie, che sono improntate alla leggerezza e all’eleganza piuttosto che alla potenza. Non mancano tuttavia dei momenti di virtuosismo, come l’Adagio della Rosa di Aurora nel primo atto e l’assolo dell’Uccellino Azzuro nel terzo atto. Infatti Tchaikovskij e Petipa decisero di far intervenire al matrimonio di Aurora e Desirè  alcuni personaggi delle fiabe di Perrault: la principessa Florine e l’Uccellino Azzurro, Il gatto con gli stivali e la gattina bianca, Cappuccetto rosso e il lupo e Cenerentola con il suo principe.

Per quanto riguarda le musiche, il nome Tchaikovskij non poteva che essere garanzia di brani così maestosi e coinvolgenti, che rischiano di rubare i riflettori al balletto. Dirige l’Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi il Maestro Mykola Diadiura, direttore musicale dell’Opera di Kiev. Alcuni brani saranno già familiari a molti grazie all’omonimo cartone Disney. Parliamo ad esempio del Valzer e del Pas de Caractèr del gatto con gli stivali, che nel cartone ha subito uno stravolgimento enorme. Infatti mentre nel balletto è un gioco fra due gatti, nella versione Disney è il tema della strega Malefica.

La prima della Bella Addormentata ha avuto luogo  venerdì 14 dicembre, con Katerina Hanjukova nel ruolo di Aurora, Katerina Kozacenko nei panni della Fata dei Lillà e Roman Zavgorodnyi in una pregevole e divertente interpretazione della maga Carabosse, che ha saputo davvero catturare il pubblico, specialmente i numerosi bambini presenti in sala, a cui è sfuggito un sonoro “No!” quando la maga ha porto l’ago fatale alla principessa.  Non si può non menzionare infine Ivan Bojko, che nel ruolo dell’Uccellino Azzurro ha preso il volo sul palco con grazia e potenza assieme.

La bella Addormentata sarà in scena al Teatro Verdi il 15 dicembre con un doppio spettacolo, il 16, il 18 e infine il 19 dicembre.

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By | 2012-12-15T12:10:34+00:00 15/12/2012|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , , |0 Comments

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