La pazzia dell’Enrico IV di Pirandello si riconferma al Rossetti

“Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni.” (Enrico IV).

Ha debuttato mercoledì 17 dicembre al Politeama Rossetti l’Enrico IV di Luigi Pirandello, diretto ed interpretato da Franco Branciaroli, che conclude così il suo trittico teatrale sullo stato dell’uomo. In effetti chi, meglio di Pirandello, riesce a porre davanti al pubblico dei quesiti esistenziali talmente profondi da fornire notevoli spunti di riflessione allo spettatore?
L’indagine sulla condizione umana, incerta e sfaccettata ora come ai tempi di Pirandello e ben prima dell’autore, è al centro della storia dell’Enrico IV.

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Un uomo, durante una cavalcata in maschera organizzata dai suoi amici, in cui ognuno doveva scegliere un nobile del passato da impersonare, con accanto la rispettiva dama, cadendo da cavallo prende un brutto colpo alla testa, diventando pazzo e credendosi veramente il re di cui vestiva i panni: Enrico IV per l’appunto. Da quel momento in poi, assecondando la follia del protagonista, gli amici decidono di ricreare l’ambiente del periodo di Enrico IV, accerchiando il malato di vestiti dell’epoca e di giovani pagati per vestire i panni dei suoi servitori. Quando, dodici anni dopo, il protagonista rinsavisce, si rende conto delle delusioni che la vita gli ha serbato fino a quel momento: abbandonato dagli amici, che hanno preferito assecondare la sua follia, e abbandonato anche dalla donna amata, fuggita infine con il suo rivale. Cosa poteva fare, dunque, se non continuare a fingersi pazzo per vivere la vita di Enrico IV, già prestabilita e al sicuro nella storia?
Scritta da Pirandello appositamente per l’attore Ruggero Ruggeri, Franco Branciaroli la porta in scena, consapevole della difficoltà del ruolo: un uomo che decide consapevolmente di recitare una parte che gli altri giudicano da pazzi. Però, essendo il messaggio di fondo che tutta la vita è una recita continua, non è più da folli indossare una maschera che ci rende “socialmente accettabili agli occhi degli altri?

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By | 2014-12-18T12:12:37+00:00 18/12/2014|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.