La Questura di Trieste come insolito scenario per la mostra di Bidoli

“La questura non è solo un luogo di sofferenza” ha affermato il Vicario della Questura Lorenzo Pillinini: ed è vero, come lo dimostrano le diverse manifestazioni culturali promosse da tale nobile istituzione triestina in questi anni, con l’intento di avvicinare i cittadini ad apprezzare libri, quadri, presepi, tra le mura dello storico edificio. Di tale programma fa parte anche la personale di Ivan Bidoli,  importante artista friulano: curata dall’architetto Marianna Accerboni, si è inaugurata in questi giorni nello storico edificio di  via Torbandena 6, dove rimarrà visitabile fino al 30 giugno. Intitolata “Gli aspetti umani verso il terzo millennio”, l’esposizione presenta una cinquantina di preziose tecniche miste realizzate dal 2010 a oggi.

“Zucche vuote” – 2010 – acrili e smalti – cm 110×95

Va sottolineato che questo poliedrico e inesauribile artista, nato a Fiumicello (Gorizia) nel ’33, è stato l’unico allievo del grande architetto e ingegnere Max Fabiani – progettista a Trieste dell’ex Hotel Balkan, oggi Scuola Interpreti di via Filzi e di Casa Bartoli in piazza della Borsa – che ha rappresentato un affascinante anello di congiunzione tra l’eclettismo ottocentesco e il Liberty.

Su richiesta di quest’ultimo, Bidoli, in cambio delle sue preziose lezioni, gli aveva promesso di laurearsi in architettura, ma, purtroppo, essendo la sua famiglia di modestissima condizione economica, rinunciò a tale progetto e dopo il Liceo artistico a Venezia, si dedicò subito alle esposizioni d’arte. E il suo talento gli spianò la strada, perché nel corso del tempo i suoi lavori hanno fatto il giro del mondo: da New York (dove ha esposto più volte), a Barcellona, a Siviglia, a Hong Kong e a Singapore.

Con questa mostra in Questura si celebrano, infatti, anche i 50 anni di attività espositiva dell’artista: un periodo d’intenso lavoro, in cui Bidoli ha spaziato da progetti quali il Monumento ai Caduti di Fiumicello, che non solo ideò, ma pure finanziò attraverso la vendita delle proprie opere,  all’arte incisoria, cui si preparò frequentando il pittore triestino Federico Righi nel suo atelier di Saciletto. Vanno ricordati anche il ciclo storico realizzato per il Comune di Fiumicello e i numerosissimi dipinti dedicati al tema storico e a quello sociale, alla bellezza della donna, spesso intrisa di dolcezza botticelliana, e all’amore nonchè alle dipendenze da alcool, droga e fumo. Per non dimenticare le splendide vetrate a tema floreale che, memori della sua inclinazione per l’architettura, lo hanno reso noto in tutto il mondo.

Ispirato dallo stile Secession e attraverso un marcato simbolismo, il pittore cura con passione la

“Effetto potere”, 2004 – tecnica mista – cm 205×110

realizzazione di tali creazioni, impiegando circa un mese per ciascuna: iniziando a stendere in più fasi il colore con la spatola, rifinisce quindi le figure con il nero, lava il tutto, dipinge poi con l’acrilico e infine ridefinisce l’opera con gli smalti, i cui vari strati lasciano intravvedere magiche trasparenze. Un ulteriore tocco di raffinatezza è poi rappresentato da eleganti intersezioni materiche di polvere d’oro e d’argento.

Come ha affermato Accerboni, Ivan Bidoli, premiato più volte con molteplici riconoscimenti quali per esempio la Medaglia d’oro nel ’71 alla 1° Quadriennale romana – la più importante manifestazione artistica italiana, insieme alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano – risulta molto attuale grazie anche alla sua predilezione per il figurativo, rimanendo comunque “un cantore semplice e profondo, con rimandi istintivamente colti, che guardano anche al Rinascimento”.

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