La scuola delle mogli

Eros Pagni è l’impeccabile protagonista de La scuola delle mogli in scena allo Stabile regionale Tutte le sue numerose ed eclettiche prove d’attore al Politeama Rossetti sono state lodevoli, ma in particolare dopo quelle recenti in Aspettando Godot di Beckett e – lo scorso anno – in Misura per Misura di Shakespeare, il pubblico dello Stabile lo attende con altissime aspettative. Il personaggio che incarna in questa commedia, fu recitato dallo stesso Molière davanti a Luigi XVI e alla famiglia reale e da subito si rivelò per un ruolo capace di lasciare il segno.

Il personaggio di Arnolfo domina la commedia che Molière scrisse nel 1662, vestendo di irraggiungibile vis comica un capolavoro di analisi psicologica e comportamentale che la società francese di allora in parte accolse sorridendo con complicità, in parte rifiutò duramente, accusando l’autore di oscenità. In effetti, Molière nell’opera prende di mira il compiacente perbenismo della società, racconta l’inesorabile contrasto fra i sogni individuali e il vero andamento della realtà venando probabilmente il copione di un certo autobiografismo. Attraverso Arnolfo infatti l’autore esorcizza un lato della propria vita di quarantenne, che proprio nello stesso anno del debutto aveva preso in moglie la ventenne Armande Béjart, sorella – o forse figlia, addirittura – della sua amante Madeleine.

Arnolfo, ricco borghese, è uomo rigido e diffidente: soprattutto nei confronti delle donne e dell’istituzione matrimoniale. Guarda con disappunto i suoi contemporanei maritarsi con donne intelligenti e di spirito – un tratto attraverso cui Molière presagiva quel fermento intellettuale del mondo femminile che tanto avrebbe espresso dal Settecento in poi – e preferisce mirare a una moglie ingenua, addirittura ignorante. Una simile compagna lo proteggerà – confida all’amico Crisaldo, esterrefatto – da una moltitudine di menzogne, d’inganni e d’infelicità che provengono proprio dalla scelta di maritarsi con donne sbagliate. Allo stesso amico Arnolfo confida di aver trovato per sé una soluzione a tale problema: tredici anni prima, una madre tormentata da misere condizioni di vita, gli aveva infatti affidato la tutela di sua figlia, una bambina di allora quattro anni, ed egli l’ha chiusa in un monastero per farla crescere lontano dalle insidie della società e dalla tentazione corruttrice di ogni forma d’istruzione. Ora Arnolfo ritiene che sia giunto il tempo di sposare la giovane Agnès e la fa condurre in città. Non ha tenuto conto però che basterà lo sguardo di un giovane innamorato a risvegliare in Agnès natura, istinto, curiosità e perspicacia. L’innamorato in questione sarà Orazio, figlio di un caro amico d’Arnolfo, appena giunto in città: il giovane – ignaro di chi sia il severo tutore dell’amata – trova in Arnofo un confidente e inconsapevolmente gli svela via via tutte le sue mosse con Agnès. Nonostante questo vantaggio, il naturale corso delle cose avrà la meglio sull’ostinazione del burbero Arnolfo, che si vedrà gabbato, fino a un’inattesa agnizione finale e alle conseguenti nozze felici fra Orazio e Agnès. Marco Sciaccaluga, regista dello spettacolo, ha trasposto l’azione dal Seicento ai primi anni del Novecento.

Lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile di Genova a e debutta mercoledì 23 gennaio alle ore 20.30 con repliche fino a domenica 27.

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By | 2013-01-21T09:51:24+00:00 21/01/2013|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.