La serva Padrona, la bellezza di un’opera dimenticata

Ha debuttato mercoledì 26 ottobre al Teatro Verdi la rassegna “L’Opera in un atto” con “La serva Padrona” di Paisiello-Respighi, il primo di quattro grandi appuntamenti. Era il 1984 e ad un’asta Sotheby’s a Londra venne battuto per 80 mila sterline un manoscritto che tutti credevano perso ma che in realtà era gelosamente custodito nella biblioteca di Djagilev, “La serva Padrona” di Paisiello-Respighi che Frederick R. Koch riuscì ad acquistare per poi donarlo alla Beinecke Library di Yale.

Nel 1776 Paisiello fu invitato a San Pietroburgo dalla Zarina Caterina II per un incarico triennale come direttore musicale degli spettacoli a corte, la sua produzione crebbe fino a quando verso il 1780 conobbe una fase di stallo a causa della mancanza di librettisti italiani; decise allora di rispolverare “La serva Padrona” di Gennaro Antonio Federico, un intermezzo allora conosciuto in tutta Europa. Nel 1920 l’impresario Sergej Djagilev, sempre alla ricerca di nuove partiture per la sua compagnia di balletto Les Ballets Russes, si imbatté nel pezzo di Paisiello incaricando Ottorino Respighi di riorchestrarlo; nacque così la terza versione de “La serva Padrona” che non vide mai la luce fino a quando nel 2014 il musicologo Elia Andrea Corazza ne ritrovò e ricostruì alcune parti.

La serva Padrona narra le vicende di Serpina, una giovane serva molto astuta che vuole ad ogni costo sposare il suo padrone Uberto, uomo ricco e burbero. Al rifiuto dell’uomo, la giovane serva orchestra un tranello facendosi aiutare dal fedele e muto servo, Vespone, opportunamente travestito da Capitan Tempesta.

Il cast diretto dal Maestro Carmine Pinto e interamente triestino ha riscosso moltissimi applausi; Elisa Verzier, Nicolò Ceriani e Giulio Cancelli hanno regalato divertimento, risate, briosità e leggerezza al giovane pubblico in sala. Alquanto curiosa e bizzarra la messa in scena proposta dal regista Oscar Cecchi che riesce a mescolare, attraverso vari elementi, epoche diverse; l’originalità della partitura si nota anche dalla presenza del coro, preparato da Francesca Tosi, aggiunto da Respighi estrapolandolo da un’altra opera di Paisiello.

Lo spettacolo sarà in scena fino a martedì 8 novembre.

 

 

 

 

 

 

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