La storia del rock parla italiano

 

Lo scrittore e critico musicale Ezio Guaitamacchi ha presentato a Trieste il suo ultimo lavoro, La storia del rock (Hoepli 2014), nel quale ripropone la storia del Rock dalla sua nascita a Tupelo con Elvis Presley fino agli anni ’90 con i Nirvana ed il tormentato rapporto della “Generazione X” con il Grounge. Ma la vera esperienza della serata, essendo Guaitamacchi un ottimo divulgatore, consiste nel modo in cui questa si è svolta e nell’approccio che lui ha utilizzato per esprimere al meglio l’evoluzione di questa complessa espressione sociale e musicale che è il Rock. Ha scelto infatti di raccontare la storia del genere intervallando brevi racconti, aneddoti e interviste dei suoi principali interpreti con alcuni dei più importanti brani rock della storia; assieme alla cantante Brunella Boschetti Venturi e a sei meravigliose chitarre (su cui si dovrebbe aprire un capitolo a parte) ha interpretato alcuni classici che hanno fatto ripercorrere agli spettatori cinquant’anni di successi musicali: da Halleluja a Psycho Killer, da Brown Sugar a Like a Rolling Stone, ognuno introdotto con poche ma efficaci parole.

La vera notizia però, la buona notizia (una volta tanto) è che un critico musicale si preoccupi in maniera così seria e professionale di trovare un veicolo vincente e coinvolgente per trasmettere, oltre alla sua passione, nozioni serie e utili di storia della musica, un argomento che, ve lo posso assicurare, purtroppo sa essere terribilmente noioso anche quando si riferisce al rock dal pop. Un tema da tenere presente specialmente in una realtà così complessa e molteplice come quella multimediale dove ognuno sembra proprio non poter fare a meno di dire agli altri cosa pensa di argomenti che non ha ben capito e su cui a volte sembra essere il primo a non comprendere la propria stessa opinione. In questo alternativo modo di introdurre invece brani ed artisti si equilibrano perfettamente e l’attenzione per il soggetto principale, la musica, non lascia mai spazio a quello che è solitamente l’argomento principe di certi convegni: l’ora.

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.