La Traviata in scena al Verdi di Trieste

Dopo Madama Butterfly il Teatro Verdi di Trieste ci riprova con uno dei più grandi capolavori della tradizione operistica italiana: La traviata. Un’opera che in qualsiasi  versione la si rappresenti,  da sempre affascina lo spettatore perché è ancora intensamente “mito” nell’immaginario collettivo. Vastissima infatti è la stratificazione letteraria, teatrale, musicale, scenica ed interpretativa che rende immortale questo capolavoro. L’opera risale al 1853, quando Verdi, particolarmente attratto da tematiche morali e sociali, trasforma un dramma dal soggetto scabroso come La dame aux  camélias  di Alexandre Dumas figlio in un’opera di carattere morale con al centro della vicenda un amore travolgente e nobilitante ma impossibile sia per le convenzioni sociali del tempo sia per la storia della protagonista.

Al Verdi va in scena la trentesima edizione dell’opera (la prima  data 1856) presentata in una delle più apprezzate messe in scena ideata dallo scenografo Josef Svoboda: la Traviata “degli specchi”, vincitrice nel 1992 del prestigioso Premio Abbiati, massimo riconoscimento assegnato dall’ Associazione Nazionale Critici Musicali. La  Traviata “degli specchi” torna a risplendere per opera  del regista Henning Brockhaus che firma anche le luci e  viene presentata  nella ricostruzione scenografica curata da Benito Leonori con  i costumi di Giancarlo Colis e le coreografie di Valentina Escobar.

La regia di Brockhaus ambienta il dramma  nel primo Novecento, tempo in cui la moda è sensuale e raffinata, espressione dell’opulenza del tempo  ma anche della decadenza sociale e dei costumi. Ma il regista va oltre la tradizionale rappresentazione del dramma di Violetta, scardinandola, rendendola  ancora molto attuale e restituendola  alle originarie  intenzioni di Verdi che più volte aveva tentato di introdurre la contemporaneità nel melodramma, ma fu osteggiato dalla censura e  dal pubblico del tempo.

Henning Brockhaus utilizza un enorme specchio che è l’impianto scenografico fisso dello spettacolo: esso da un lato limita e concentra l’azione, dall’altro, funziona come “rispecchiamento e straniamento della verità di un dramma  – spiega il regista – che è tale in quanto riflette per l’ennesima volta il sacrificio di una creatura quale esito tragico del voyeurismo erotico maschile.  L’importanza dello specchio – sottolinea  Brockhaus  – come motore ed elemento fondamentale dello svolgimento scenico che moltiplica gli spazi,  ha anche delle valenze sul pubblico… quasi a renderlo  ancora più partecipe del dramma di Violetta che si sta consumando in scena.”

Dirige l’Orchestra del Verdi il Maestro Gianluigi Gelmetti.

Nella compagina di canto spiccano Jessica Nuccio, Violetta Valery, ruolo che ha debuttato a Venezia nel 2011 e che le ha regalato soddisfazioni su altri prestigiosi palcoscenici internazionali. Per la prima volta a  Trieste  il lituano Merunas Vitulskis nel  ruolo di Alfredo, che ha debuttato con grande successo  recentemente a Bilbaa e infine l’ucraino Vitaliy Bilyy (Giorgio Germont), artista affermato sui palcoscenici internazionali dal Metropolitan al Bolshoi, al Mariinsky di San Pietroburgo e recentemente alla Scala di Milano.

Sul podio ritorna il M° Gianluigi Gelmetti a dirigere l’Orchestra del Verdi.

Lo spettacolo sarà rappresentato dal 21 marzo al Primo di Aprile.

 

Commenti Facebook

About the Author: