Le 10 cose che solo uno studente dell’Units può capire

1. LA BORA

Esci per andare a lezione. Cassonetti ribaltati. Poi, una raffica. E ti ribalti tu. Di forza. Con la Bora non si scherza.

2. IL TRASPORTO PUBBLICO

Concentrazione di CO2: 90%.
Rischio di nasi fratturati: 70%.
Rischio di  misantropia imperante: 100%.

“La” 17 barrata di prima mattina è questo. E molto altro.

3. I DISTRIBUTORI

Complessivi tre euro per un Twix e una Fanta, ne metti cinque. Selezioni il 14 e il 19. Dallo sportello raccogli un succo di carruba e una confezione di carne di montone essiccata. Peraltro scaduta. Aspetti il resto. Che non arriva. Non c’è soluzione.

4. LE OSMIZE E L’ALCOL

Prima volta in “osma”: «Oggi bevo solo un bicchiere. Assicurato.»
Lo ritrovano il giorno dopo. In aula studio. Con ancora un fiasco di vino in mano.

5. I MATTI

I “matti” triestini: in un primo momento, incutono un po’ di timore. Poi, non fanno altro che aggiungere colore a Trieste. Anche perché non è un caso che qui si parli di “mato” per dire “tizio”.

6. IL CAFFÈ

«Mi fa un capo?»
Eh?

«Vorrei un nero.»
Ma tu guarda ‘sto pervertito.

«Un capo in B tanta special.»
Questo qua è da ricovero. Urgente.

Il lessico triestino del caffè è qualcosa che è necessario imparare. In fretta.

7. LA FAIDA TRA FACOLTÀ

«Il bar più figo è quello di ingegneria.»
«Sarà, ma a psicologia c’è più gnagna.»
«Ma state zitti voi, separatisti delle mie gonadi.»

Quotidiane dimostrazioni di celodurismo.

8. ESSE3

Più lento di Internet Explorer. Meno funzionale di un martello di gomma piuma. Più fastidioso di uno sciame di zanzare. È esse3. L’incubo di qualsiasi studente munito di computer.

9. LA SEGRETERIA

Sezioni della segreteria: 13.
Minuti medi di coda al distributore del bigliettino: 57.
Rapporto sportelli aperti/sportelli totali: 33%.

Semplici cifre. Che ben raccontano il malessere studentesco nei confronti della burocrazia.

10. IL TRIESTINO E IL TRIESTINO ITALIANIZZATO

Per poter sapere “come va con un triestino” e andare finalmente “al bagno” in “blandezza” tocca attrezzarsi. Perché a Trieste non si parla “in lingua”.

«Scusi, può parlare italiano?»
«Volentieri.»

Foto in copertina di Aperitiviamo

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By | 2014-12-04T10:56:21+00:00 01/12/2014|Categories: Magazine, Università|Tags: , , , , |0 Comments

About the Author:

Joel Cociani
Nato a Trieste nell'88, sono italiano e francese. Studio per diventare un interprete, ma il mondo del giornalismo mi ha sempre affascinato, se non altro perché è una scusa per poter fare il rompiscatole senza dovermi giustificare.