Le bugie dei packaging

Siamo studenti universitari, programmiamo pranzi e cene per intere settimane con lo scopo di risparmiare i soldi per i libri e arrivare a fine mese in maniera dignitosa. Questo però non vuol dire che lasciamo perdere la salute quando si tratta di cibo. Almeno una volta avete acquistato dei prodotti perchè erano realizzati “con prodotti naturali” o per il fatto che contenevano proteine, o vitamine, o ferro o qualche altro elemento importante per l’organismo. O per lo meno questo è quello che reclamizzano i packaging.

La verità è che spesso le informazioni reclamizzate nelle confezioni sono incomplete, se non false. Qualche esempio? La scritta “whole grain”, solitamente tradotta con la dicitura “ricco di fibre“, viene spesso collocata su prodotti la cui percentuale di fibre è talmente bassa, rispetto alle farine bianche e agli zuccheri, da essere quasi insignificante. La promessa di fornire importanti sostanze nutritive, come la Vitamina D o il Calcio, non chiarisce che l’assorbimento derivante dai cibi processati è diverso rispetto agli alimenti che le contengono in natura. Il miglior modo per introdurre vitamine, in pratica, è cercarle nei cibi che le contengono per loro natura: «In un pezzo di frutta» per esempio «troviamo una gamma di elementi che si combinano naturalmente tra di loro per nutrire il nostro corpo in un modo in cui nemmeno ingerire capsule di Vitamina C farebbe» ha affermato Ora Warmflash, una nutrizionista di Brooklyn co-fondatrice del tABLE health

Tra le scritte che omettono la maggior parte delle informazioni troviamo quelle riguardanti zucchero e grassi.

Molto ricercati dagli appassionati di palestra sono i prodotti “ad alto contenuto proteico“. Le proteine sono sì presenti, ma sono anche altamente processate ed unite a troppi zuccheri perchè fungano allo scopo per cui sono ingerite. Una delle frasi più diffuse al momento è però “sugar free“, “a ridotto contenuto di grassi” o “senza grassi idrogenati”. Intere corsie riempite di prodotti a ridotto contenuto di zucchero, che viene il più delle volte sostituito da dolcificanti artificiali, così come i prodotti delle reclame similari.

A farsi portatori di queste verità sono i realizzatori di Fed Up, un film documentario che esamina i problemi alimentari che affliggono i Paesi più sviluppati dei nostri giorni. Diretto da Stephanie Soechtig, il documentario è stato presentato con grande successo al Sundance Film Festival 2014.

Commenti Facebook
By | 2017-02-12T16:21:21+00:00 17/06/2014|Categories: Magazine, Mondo|Tags: , , |0 Comments

About the Author:

Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa