Le rivolte giovanili 25 anni dopo il Muro

9 novembre 1899. A seguito di mesi di pressioni da parte popolazione della Germania dell’Est su di un Blocco Sovietico in evidente affanno a gestire il cambiamento imposto dalla leadership di Gorbaciov, il mondo intero assistette alla caduta del Muro di Berlino ed alla riunificazione delle due Germanie. Nell’impatto dei picconi sul cemento, per raggiungere amici e famiglie che per ben 26 anni erano stati separati da quella barriera nata in una notte, si rifletteva l’immagine di una generazione che stava ponendo fine ad un’epoca storica e politica.

Questa premessa, che diede il La alla disgregazione dell’URSS, prese il via dalla sempre più intollerabile separazione della città della Berlino in due zone, una sotto il controllo Sovietico e l’altra sotto la protezione degli alleati. Nel periodo precedente alla caduta, la popolazione di Berlino Est chiedeva le riforme di stampo liberare che ad ovest del Muro tutti i paesi del Patto Atlantico stavano via via adottando. A dare il colpo di grazia fu tuttavia l’apertura delle frontiere con la RDT (Repubblica Democratica Tedesca) da parte dell’Ungheria. Questo diede il via a un vero e proprio esodo. I messaggi che le autorità diramarono per fermare l’escalation e mostrare una facciata più tollerante fecero capire alla popolazione che il muro si poteva liberamente attraversare, dando il via ad un processo che non poté essere fermato. Le celebri immagini di quello che successe dopo ce le abbiamo tutti negli occhi.

 

Un'immagine delle proteste del movimento Occupy Wall Street negli USA.

Rimanendo sempre in tema di immagini, è bello notare come in quegli scatti ci siamo migliaia di giovani che abbattono uno dei simboli più negativi della storia moderna, preparando la stesura di una nuova (e felice a giudicare lo stato attuale delle cose) pagina della storia tedesca. A ben vedere però le cose non sempre sembrano andare allo stesso modo. Gli esempi di proteste “dal basso”, capitanate da giovani donne e giovani uomini si sono moltiplicate negli ultimi anni ma non sempre sembrano in grado di concretizzarsi in qualcosa di positivo. Il movimento 15-m, più conosciuto come Indignados, è un esempio positivo della mobilitazione giovanile con proteste dure, portate avanti anche con il contributo dei social media. A seguito del loro intervento, la Spagna ha conosciuto una buona stagione di riforme economiche e non solo che hanno alleviato, compatibilmente con la situazione economica generale, alcuni dei dati peggiori che la crisi aveva portato con sé. Proteste dall’esito clamoroso sono state anche quelle che in Ucraina, partite da piazza Maidan, hanno portato alle dimissioni del presidente filorusso Janukovjc ed all’instaurazione di un nuovo governo di matrice filoeuropea in contrasto con Mosca. La situazione oggi, a seguito delle nuove elezioni, sembra si stia normalizzando ma le relazioni con la Russia sono tutt’altro che ricomposte.

Tutt’altra storia è quella della primavera araba e delle proteste che questa ha generato. Piazza Tahrir in particolare è stata la dimostrazione del fatto che l’Occidente non ha compreso le ragioni della contestazione egiziana, nonché quella dei paesi arabi in genere, e che infatti, dopo averla sostenuta ed incoraggiata, è rimasto sconcertato dal fatto che le libere elezioni avessero consegnato il potere ad un gruppo filo-islamico, puntualmente rimosso e rimpiazzato dall’intervento dei militari locali. In Turchia invece, le proteste al Parco Gezi, hanno mostrato una mobilitazione giovanile che, pur non avendo ottenuto nulla o quasi dal governo Erdogan, si opponeva alle forti limitazioni alla libertà di parola e di stampa, nonché di uso dello strumento di internet.

Esempi meno riusciti invece sono stati senz’altro OccupyWallStreet e le recenti proteste di Hong Kong. Entrambe connotate da una natura pacifica, la prima si distingueva per la contestazione alla finanza ed alle oligarchie economiche, mentre la seconda verteva sull’ingerenza di Pechino negli affari dell’ex colonia britannica con un sottofondo di malessere finanziario dovuto all’ampliarsi della forbice tra ricchi e poveri in una delle realtà un tempo tra le più ricche del pianeta. Ricordiamo infine il triste epilogo delle contestazioni degli studenti in Messico che, notizia di pochissimi giorni fa, hanno visto 47 studenti uccisi barbaramente da parte di dei sicari per aver protestato contro il governo locale per ottenere una migliore riforma dell’istruzione.

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By | 2014-11-09T17:10:32+00:00 09/11/2014|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , , , |0 Comments

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Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.