Life is a Cabaret!

C’era un cabaret e un presentatore, in una città chiamata Berlino, in un paese chiamato Germania…”; quando i riflettori si accendono sul palco, con il sipario già aperto, si accende l’insegna del locale: Cabaret, il musical che ha debuttato il 17 novembre e rimane in replica fino al 20 al Teatro Rossetti. A far rivivere la fumosa atmosfera del Kit Kat Klub Giampiero Ingrassia nei panni del presentatore, dal sorriso ammaliante e grottesco allo stesso tempo, che tiene le fila della storia, lasciando spazio di volta in volta alle vicende che ruotano attorno al locale, tra cui quelle di Sally Bowles, una ragazza fragile, la stella del cabaret, interpretata da Giulia Ottonello, vincitrice della seconda edizione del talent show Amici.

La versione portata in scena porta la regia di Saverio Marconi, che lascia da parte le influenze del film del 1972 per dare un taglio diverso, più duro, che vuole lasciare un messaggio agli spettatori. Siamo negli anni ’30, quando il nazismo in Germania si avvicina sempre di più al potere, e possiamo vedere come le vite dei protagonisti, ed in particolare la storia d’amore sia tra la signorina Schneider, l’affittacamere, e il signor Schultz, commerciante ebreo, che tra lo scrittore Cliff Bradshaw e Sally vengano colpite e, alla fine, distrutte, dai disegni politici.

cabaretUno degli elementi utilizzati per questa innovazione è di certo la scenografia, essenziale, ma efficace, che si adatta alle diverse ambientazioni pur mostrando al pubblico il meccanismo di corde e teloni, orchestrato dal macchinista sul palco e gestito spesso anche dagli attori stessi. Non sono solo i cambi di scena a rivelare il talento degli attori, ma anche le coreografie, realizzate con un cast piuttosto ridotto numericamente, tuttavia capace di gestire alla perfezione il palcoscenico, e con le loro doti canore. Le canzoni, tra cui le famosissime “Money makes the world go around” (Soldi soldi) e “Maybe this time” (Questa volta), scritte da John Kander e Fred Ebb, vengono proposte in lingua italiana, nella traduzione di Michele Renzullo.

È forse proprio il finale da pelle d’oca a trasmettere con grande forza la drammaticità del cambiamento politico in atto: la canzone “Wilkommen”, che già aveva aperto lo spettacolo, lo chiude, dandogli un aspetto completamente diverso. Le ballerine ammiccanti nei loro costumi succinti e con i loro boa piumati si uniscono alla massa di persone che, avvolte nel cappotto con la stella appuntata, sono costrette a prendere il treno per un viaggio, quasi sicuramente, di sola andata. L’ultima canzone intonata da Sally anticipa proprio questo messaggio: la vita è un cabaret, fatto di canzoni, piume e lustrini, che assieme al sipario chiude un’epoca.

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