Limes: alla scoperta della musica senza limiti

I Limes nascono nel 2009 dall’incontro di tre giovani musicisti della scena indipendente triestina: Mauro Mercandel (voce e chitarra), Piero Metullio (voce, basso e tastiere), e Matteo Bologna(voce e batteria). La loro musica mescola le influenze derivanti dal rock più viscerale ed energico, alle melodie del pop. Nel 2010 producono il loro primo EP “Essential”, che li ha portati sul palco dell’Heineken Jammin Festival e ad aprire i concerti per Motel Connection e Mojomatics. Per scoprire il loro ultimo lavoro, l’album d’esordio “Slowflash”, e farli conoscre al pubblico di BaROCK per cui suoneranno il 3 aprile sul palco del Miela li abbiamo incontrati. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Innanzitutto perchè avete scelto di chiamarvi Limes?
Abbiamo scelto Limes, che in latino significa “confine”, perché essendo nati e cresciuti in una città di confine come Trieste, rappresenta perfettamente il genius loci di questo posto. Chi abita in una città di frontiera, in stretta vicinanza ad un confine fisico e talvolta anche mentale, ha sempre la tendenza a volerlo varcare. Noi vogliamo superare questi confini, soprattutto per quanto riguarda le nostre scelte musicali non vogliamo porci alcun limite. Limes è un nome che vuol far immaginare le nostre radici, da dove veniamo e dove vogliamo andare, senza volerci catalogare in qualcosa di banale e di ovvio.

E quindi, dove volete andare?
Glastonbury 2017. Sarebbe il sogno.

Cosa influenza le vostre sonorità?
Gli ascolti che ognuno di noi fa. Soprattutto tra me e Mauro – dice Piero – coincidono molto, ma anche Matteo apprezza i nostri gusti musicali, sebbene lui tiri fuori molto spesso sonorità differenti come il reggae che non sempre vengono inserite nella nostra proposta musicale ma in qualche modo rimbalzano e arrivano sempre da qualche parte. Siamo tutti attenti ascoltatori, ci piace scoprire nuovi album, nuove sonorità per poterci confrontare e lavorare insieme.

Parlando di ascolti, qual è l’impatto di internet e delle diverse piattaforme di condivisione musicale (Spotify, Youtube…)?
Da un lato, riesci ad arrivare più facilmente alle persone; internet ti dà la possibilità di interagire, farti conoscere e quindi rompere quei “Limes” che tanto vogliamo valicare. Dall’altro c’è un ascolto molto meno attento. La gente non ha tempo e tutto è molto velocizzato, si assimila molto rapidamente, senza soffermarcisi troppo. Spesso si finisce per usufruire dell’arte intera, non solo della musica, in maniera usa e getta.

Siete partiti nel 2010 con un EP e dopo concerti e contest in giro per l’Italia avete presentato ora Slowflash. Come e quanto sono cambiati i Limes?
È cambiato lo scenario musicale e con lui siamo cambiati noi: tra Essential (il primo EP, ndr) e Slowflash c’è un abisso. Ora siamo sicuramente maturati, siamo cresciuti, e questo si legge nei testi di Slowflash, mentre una volta eravamo forse più frivoli ma di certo più spensierati.

Come avete deciso di diventare i Limes?
Suonavamo e ci appassionavamo alla musica ma aspettavamo l’occasione di vedere una proposta musicale che valesse la pena intraprendere. Poi sono usciti gli Artic Monkeys, TheStrokes, i Block Party, che con le loro sonorità si staccavano completamente dagli anni’90 che non faceva parte del nostro bagaglio, e ci sono arrivati nel petto. Quello per noi era il momento giusto per cercare un batterista e iniziare a creare qualcosa sul genere.

Parliamo di Slowflash: le 11 tracce che spaziano dall’indie rock all’alternative, dal rock al pop sono totalmente indipendenti o strettamente legate tra loro?
Le canzoni di Slowflash sono legate dal significato dei loro testi, che sono introspettivi e scavano dentro di noi, nelle nostre scelte ed opinioni. Possono funzionare da sole per le sonorità, che risultano omogenee pur inserendosi in una composizione musicale molto variegata.

Al di fuori di Slowflash, vi presentiamo Whisper, video clip creato in collaborazione con Alexia Stok, fotografa e video artist.

 

Qual è stata l’esperienza che più vi ha colpiti?
Abbiamo suonato su diversi palchi a partire dall’Heineken Jammin Festival, all’Italia Wave, dai club milanesi al nostrano Tetris. Possono cambiare il contesto, il pubblico e la visibilità che puoi ottenere, ma ciò che non cambia è l’energia che ci metti. Dai sempre e comunque il massimo. A fare davvero la differenza per noi è stata l’esperienza da spettatori. Ritrovarsi nella campagna inglese, a festival come il Glastonbury, ad ascoltare gente che suona come dio comanda è qualcosa di indescrivibile.

Qual è il vostro ascoltatore tipo?
Un ascoltatore attento, che è venuto a posta per sentirci suonare e che non si trova lì per caso. L’ascoltatore ideale per noi sarebbe Abba Zabba o Giovanni De Flego dei Trabant. A fine concerto con loro c’è sempre un confronto sincero, sono molto chirurgici nell’ascolto.

La critica più particolare che avete ricevuto?
Una volta un ragazzo con qualche bicchiere in corpo ci ha detto: «se cantate in italiano, potreste fare un successone».

E voi cos’avete risposto?
«Va ben». Ma in realtà il prossimo album forse sarà proprio in Italiano. Potrebbe essere un’esperienza interessante. L’inglese non è la nostra lingua madre e non sempre riesci ad esprimere perfettamente ciò che pensi nel modo in cui vorresti farlo, c’è sempre il gap della traduzione; dall’altra parte scrivere in italiano non è così facile.

Perchè dovremmo venire a un vostro concerto?
Non siamo etichettabili. Veniamo paragonati a Block Party, Snow Patrol, Placebo ma noi siamo i Limes. Per scoprire cosa vogliamo proporre, non resta che venire a sentirci suonare. Il modo migliore per ascoltare è il live, è il più completo: ci siamo noi, c’è il movimento e ci sono i visual, è tutto un altro impatto. La musica dovrebbe essere sempre ascoltata live. È il migliore ascolto che puoi fare.

Per esplorare l’introspezione ricercata dei testi e le più mature ed elaborate sonorità,  per scoprire quali riferimenti musicali si celano nei loro pezzi non resta che andare al loro prossimo live.  Forse così chi ha già effettuato un primo ascolto di Slowflash potrà trovare una nuova chiave di lettura.Per chi ancora non li conosce invece, potrebbe essere l’occassione per sentirli arrivare dritti nel petto. L’appuntamento con i Limes è venerdì 3 aprile al Teatro Miela, con la terza edizione di baROCK! (Qui tutte le info)

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By | 2015-03-30T07:29:37+00:00 30/03/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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