L’INTERVISTA – Nando dalla Chiesa all’Units: «le mafie ci sono anche al nord»

Il logo di Libera.

«Il mondo si divide in due: ciò che è Calabria e ciò che lo diventerà». E’ questa una delle frasi raccolte dalle intercettazioni, che spesso è ricorsa durante la conferenza “Mafie al Nord. Dall’Infiltrazione all’insediamento. Imparare a leggere i segnai”, tenuta da Nando dalla Chiesa giovedì 16 maggio, presso l’aula “G. Venezian” dell’Università di Trieste.
Dalla Chiesa, professore di Sociologia della Criminalità Organizzata presso l’università di Milano, Presidente Onorario dell’Associazione Libera, nonché figlio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso per mano di Cosa Nostra nel 1982, ha parlato in particolare della presa di potere della ‘ndrangheta in Lombardia.
Il professore ha raccontato dei numerosi luoghi comuni che vivono intorno al concetto di mafia, spiegando che invece, per combattere uno dei tumori sociali più grandi del nostro Paese, è necessario informarsi continuamente per “conoscere e studiare gli avversari”. Ed è per questo che il professore ha espresso il desiderio che le università siano più attente a questo argomento, dedicandogli uno spazio maggiore.
Un primo passo verso la conoscenza è l’ammissione dell’esistenza della mafia anche al nord Italia. Il mutismo nazionale e l’omertà sociale svolgono solo la funzione di accrescere l’influenza e il potere della criminalità organizzata.

La ‘ndrangheta mira ad un’espansione territoriale, ottenendo il controllo partendo dalle piccole cittadine, che presentano numerosi vantaggi rispetto alle metropoli: talvolta, infatti, nei piccoli centri abitati, mancano le caserme dei Carabinieri.
La mafia lavora all’interno dei bar, da dove si può controllare la popolazione e da dove si può anche scappare facilmente, qualora se ne presentasse l’occasione.
Le “leggi” mafiose sono quelle classiche: il controllo territoriale e il codice d’onore. Bisogna dunque lasciare da parte l’immagine recentemente imbastita di una mafia in giacca a cravatta, capace di parlare in inglese e che manda i propri figli a studiare all’estero. La prole viene immancabilmente assorbita dal clan, a cui non potrà voltare e spalle.

La conquista territoriale, a detta di Dalla Chiesa, è uno degli aspetti più inquietanti della ‘ndrangheta. La mafia fa sapere agli abitanti a chi devono portare rispetto, e a chi devono obbedire. La criminalità organizzata stringe i legami con i cittadini, ed è così che il mantenimento del potere viene garantito: tramite la rete di rapporti che vengono intessuti, e tramite le informazioni che ne derivano.

Emblematico il caso di Buccinasco, piccolo comune in provincia di Milano, dove la mafia si fa sentire chiaramente, e dove i bambini a scuola sanno a quali altri bambini devono portare rispetto, poiché figli di boss. E la domanda sorge spontanea: se i bambini a scuola sapevano della ‘ndrangheta, come mai il comune ne negava l’esistenza?

Qui di seguito viene riportata una breve intervista fatta da Radio In Corso al professor dalla Chiesa,

Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

terminato l’incontro con il pubblico.
DOMANDA: Da professore, secondo lei i ragazzi sono abbastanza informati sull’argomento mafia e attivi nella lotta contro la stessa?

RISPOSTA: «Dipende da dove vivono e da con chi sono in contatto. Molti sono informati, molti si pongono il problema di partecipare e di formare a loro volta altri giovani. Altre volte invece non ne sanno assolutamente nulla. Dipende proprio dai mondi di cui parliamo: alcuni sensibili, attenti e vivaci, e altri beatamente incoscienti. (Alcuni degli studenti di dalla Chiesa hanno creato autonomamente il sito http://www.stampoantimafioso.it/)».

D: Ci sono molti giovani all’interno di Libera?
R: «Tanti. Se lei vede la manifestazione di Libera del primo giorno di primavera vedrà che è la manifestazione in assoluto in Italia in cui ci sono più giovani e giovanissimi».

D: E che ruolo hanno?
R: «Un ruolo di sostegno, un ruolo di sensibilizzazione nelle scuole. Alcune volte hanno anche un ruolo protagonista. Ciò che mi colpisce maggiormente nei giovani che fanno parte di Libera è la loro voglia di imparare».

D: L’impatto della mafia al nord è lo stesso che al sud?
R: «Se la mafia riesce a colonizzare i territori del nord, allora l’impatto è lo stesso».

D: C’è stato un particolare momento nella storia in cui la mafia ha preso maggior rilievo al nord?
R: «Penso che sia stata una progressione dagli anni ’80 ad oggi, soltanto con la sostituzione della ‘Ndrangheta a Cosa Nostra come organizzazione più forte».

D: Che idea si è fatto della valigia di suo padre ritrovata dopo 31 anni nei sotterranei del Palazzo di Giustizia di Palermo?
R: «Penso che il fatto che ci fosse e il fatto che sia stata svuotata testimonino due cose. La prima la partecipazione attiva dei servizi segreti nella gestione del delitto, che quindi era già stato programmato con una partecipazione degli stessi servizi. La seconda è che mio padre stava facendo delle indagini importanti sulla mafia, cosa che spesso si dimentica e si ricordano “solo” gli incontri nelle scuole che sono stati comunque molto importanti. Mio padre, però, stava facendo delle indagini, ed è stato proprio per quelle indagini che è stato colpito».

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.