Luca Zingaretti porta a Trieste la sua Torre d’avorio

Un grande direttore d’orchestra convive con la follia nazista pur di non privare il suo popolo della consolazione della bellezza, delle note di Mozart, Brahams, Beethoven. È Wilhelm Furtwängler che Ronald Harwood pone al centro di una commedia tesa e interessante, immaginando l’interrogatorio a cui sarebbe stato sottoposto durante il processo di denazificazione.

Luca Zingaretti e Massimo De Francovich in una scena della “Torre d’avorio”.

Si tratta de La torre d’avorio rivelatasi fin dal debutto – nel 1995 a Londra – un clamoroso successo internazionale. È Luca Zingaretti – in veste di regista e interprete – a portare in Italia questo bellissimo testo e a trasformarlo in uno degli spettacoli più applauditi nel panorama nazionale. A Trieste, ospite dello Stabile regionale, arriva mercoledì 11 dicembre e replica per il cartellone Prosa fino a domenica 15.

Zingaretti si assume il ruolo del maggiore americano che interroga l’eccellente direttore tedesco (magistralmente interpretato da Massimo De Francovich) che – è realtà – davanti ai colpi dell’accusatore assolutamente indifferente alla sua fama, così si difese: «Sapevo che la Germania era in una situazione terribile: io mi sono sentito responsabile per la musica tedesca, ed è stato mio compito farla sopravvivere a questa situazione, per quanto ho potuto. La preoccupazione per il fatto che la mia musica potesse essere usata dalla propaganda ha dovuto cedere alla preoccupazione più grande di conservare la musica tedesca, di farla ascoltare al popolo tedesco. Questo popolo, compatriota di Beethoven, Mozart e Schubert…».

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.