L’unica top ten ufficiale dei film amati da Kubrick

“I Vitelloni” di Fellini figura al primo posto tra i film preferiti di Kubrick. Il regista italiano è presente nella classifica personale anche con “8½”.

Nel 1963, quando all’età di 35 anni di lui si parlava già per il peplum “Spartacus”, la commedia nera “Lolita” e il thriller “Una rapina a mano armata”, Stanley Kubrick mandò alla rivista americana Cinéma (magazine nato un anno prima e le cui uscite terminarono di essere pubblicate nel 1976) una sua, personalissima, top ten cinematografica. Questa, insieme a una successiva del 1999, dettata dalla figlia Katharina Kubrick-Hobbs, rappresenta l’unica fonte autorevole da cui estrapolare il parere del film-maker statunitense, nonostante quest’ultima abbia riferito la poca importanza di questa strana mania di comporre elenchi per qualsiasi cosa.

Piuttosto riservato, il regista di “2001:Odissea nello spazio” difficilmente ha dato modo di interpretare i suoi gusti filmografici. Infatti, oltre a questi elenchi e all’assodata passione che ebbe dai 19 anni di trascorrere molto tempo a guardare vecchi film al MoMA di New York, ulteriori news non ufficiali provengono solo da commenti dei suoi soci, amici e colleghi.

Se nella classifica dei film più belli di tutti i tempi secondo la critica internazionale appare “8 e mezzo” dell’onirico Fellini, anche Kubrick amava  il regista italiano posizionandolo al primo posto, ma per “I vitelloni” (1953), con Alberto Sordi: un mix di reminiscenze dell’adolescenza del regista riminese e invenzione, che vinse il Leone d’Argento a Venezia e grazie al quale  attirò l’interesse del pubblico internazionale.

Al secondo posto invece s’inserisce il capolavoro di Ingmar Bergman “Il posto delle fragole”(1957), che

Il capolavoro di Ingmar Bergman, “Il posto delle fragole” (1957), figura al secondo posto.

vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia. Nell’opera del regista svedese, un anziano signore, accompagnato dalla nuora, compie un viaggio in auto tra incubi e ritorni al passato.

Dal nord Europa Kubrick sposta lo sguardo in America con “Quarto potere” (Citizen Kane) (1941), film d’esordio di Orson Welles che all’epoca aveva solo 25 anni. Il lungometraggio racconta la vita del magnate dell’industria del legno e dell’editoria William Randolph Hearst, giudicato anche dalla critica internazionale, in particolare dall’American Film Institute, come il miglior film americano di sempre.

Kubrick considera anche il genere western con “Il tesoro della Sierra Madre” di John Huston (1948), vincitore di ben tre Oscar, tra cui miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista (per il padre del regista, Walter Huston).

Tra i film prediletti di Kubrick non poteva mancare il re dei film muti, pietra miliare del cinema internazionale, il grande Chaplin, che si posiziona al quinto posto con un lungometraggio commovente e sentimentale dell’America degli anni ’30, “Le luci della città” (1931), in cui le note finali di “La violetera” di Padilla sanciscono un amore tra un vagabondo e una ragazza affetta da cecità.

Gli anni ’40 segnano l’immaginario del regista statunitense con una trasposizione cinematografica dell’Enrico V di Shakespeare nell’omonimo film di Laurence Olivier, da lui diretto e interpretato.

In sesta posizione torna  l’Italia con “La notte” di Antonioni, Orso d’Oro al Festival di Berlino e David di Donatello per la miglior regia, in cui si celebra un lento scivolamento verso il disamore contemporaneo nella crisi sociale della Milano degli anni ’60, con un elegante Marcello Mastroianni e due affascinanti Jeanne Moreau e Monica Vitti.

Il contenuto dell’ottavo film “Un comodo posto in banca” (1940) di Edward F. Cline con il bizzarro comico W.C. Fields, sembra rappresentare un evento di cronaca d’oggi: un perdigiorno ubriacone assunto come guardia di sicurezza in una banca, sventa una rapina.

Gli angeli dell’inferno (Hell’s Angels) è un film del 1930 diretto da Howard Hughes.

Gli ultimi due posti invece sono riservati a “Condannatemi se vi riesce” (1942) di William A. Welmann, con un’ammaliante Ginger Rogers che interpreta la storia di “Roxie”, showgirl accusata di omicidio, ovvero una meravigliosa ed erotica anteprima della parte che reciterà Renée Zellweger in “Chicago” (2002); e infine “Gli angeli dell’inferno” (1930) di Howard Hughes, magnate dell’aviazione, si riserva l’ultimo posto, ma nella storia del cinema mantiene il primo per essere stato definito l’iniziatore del kolossal.

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