L’Unione Europea prova ad aiutare i giovani

La disoccupazione giovanile non è sicuramente un problema solo italiano. Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro hanno tutti tassi superiori al 30% e la Francia ha ormai raggiunto il 26. In tutto, i giovani europei in cerca di lavoro sono circa sei milioni. Per contrastare un futuro sempre più oscuro per le prossime generazioni bisogna dare una risposta e l’Unione Europea ha deciso di provarci.

Alla due giorni di Parigi del 27 e del 28 maggio, i rappresentanti europei hanno avanzato due proposte. La prima azione è quella di rivedere la destinazione di fondi strutturali a sostegno di piccole e medie imprese. Si tratta di 16 miliardi che aiuteranno, secondo la Commissione Europea, circa 55mila aziende e circa 780mila giovani nella ricerca di un impiego. Gli Stati che riceveranno gli aiuti saranno quelli con i più alti tassi di disoccupazione giovanile.

L’aula del Consiglio Europeo – l’organo da cui nasce la proposta della Youth Opportunity Initiative

La seconda azione, proposta da Francia e Germani in primis, si chiama “Youth Opportunity Initiative” e aggiunge altri 6 miliardi a favore delle persone tra i 15 e i 24 anni. Questi soldi serviranno a garantire un secondo sistema di formazione offerto ai giovani che entro quattro mesi dalla conclusione del loro ciclo di studi non abbiano ancora trovato un lavoro.

Si tratta, quest’ultima, di una proposta ispirata al modello austriaco. L’Austria, che alla fine del 2012 vantava un 8,5% di disoccupazione giovanile, possiede un sistema di formazione professionale che garantisce a circa dodicimila giovani di poter partecipare ad un corso formativo nel caso non trovino lavoro entro tre mesi.

I problemi però ci sono e non devono essere sottovalutati. L’Austria è un paese molto piccolo e più facile da gestire rispetto all’intera Unione Europea. Quei sei miliardi potrebbero non essere sufficienti a garantire un sistema formativo efficiente comune. Ma il problema più grosso è un altro: le riforme del lavoro sono di competenza degli stati. Finché questi non troveranno delle soluzioni in grado di migliorare il mercato, gli aiuti delle istituzioni europee serviranno a poco.

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By | 2013-05-30T10:09:31+00:00 30/05/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.