L’Università Italiana oggi. Cosa c’è che non va?

Qual è la condizione delle Università Italiane oggi? Questa è la domanda a cui risponde il Rapporto biennale sullo stato del sistema dell’Università e della Ricerca prodotto dagli esperti dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Il quadro che emerge non ci stupisce. Sono anni che la situazione è più o meno la stessa, anni che il governo viene invitato a investire nell’università e nella ricerca e che fondamentalmente ciò non accade.

L’Italia investe nell’Università meno di Spagna, Portogallo e Irlanda. Siamo invece molto vicini ai dati dell’Ungheria e della Repubblica Slovacca.

In Italia abbiamo un totale di 92 atenei, di cui 67 pubblici ( a cui spetta la maggior fetta di iscritti, 1,75 milioni di studenti) e 29 privati.

Il dato più importante, afferma Stefano Torrini, direttore dell’Anvur, riguarda il numero di laureati. Lo dice chiaramente, che in Italia ci siano troppi laureati è una bufala e niente più che un luogo comune.

È vero che ci sono più laureati oggi che vent’anni fa, infatti tra il 1993 e il 2012 la quota dei laureati sulla popolazione in età da lavoro è salita dal 5,5% al 12,7% e i giovani tra 25 e 34 anni in possesso di una laurea sono passati dal 7,1% al 22,3%. Questo dato dimostra che in Italia l’Università non è più una prerogativa d’elite, ma non raggiungiamo i livelli di altre Nazioni europee. In Germania il tasso è del 29%, in Francia del 42,9% e addirittura nel Regno Unito il 45% dei giovani è laureato.

Perché siamo così lontani da questi Paesi? Secondo l’Anvur le cause sono due. Una è la mancanza di corsi di laurea professionalizzanti, che unitamente alla presente situazione economica scoraggia i giovani a iscriversi all’Università. Chi di voi non ha mai detto o sentito discorsi tipo “Mi laureo per andare a fare il disoccupato/la cameriera/l’addestratore di tigri al circo” oppure “Mi laureo e poi vado a cercare lavoro all’estero”? Questo problema lo viviamo in prima persona, niente di nuovo finora.

Il secondo motivo riguarda la quota di iscritti che giunge alla laurea, dato che potrebbe sorprendere: il 40% dei giovani che si immatricola non completa il corso di studi, mentre per gli studenti delle lauree triennali ( quindi non si considerano gli anni della specialistica) si calcola una media di 5,1 anni per raggiungere il tanto agognato traguardo.

Dopo la crisi economica molti Paesi hanno deciso di investire di più nell’Università (di nuovo Spagna, Irlanda e Portogallo). C’è solo un Paese che ha fatto tagli maggiori dell’Italia, l’Estonia.

Se poi vogliamo parlare di diritto allo studio, le cose sono andate peggiorando. Le risorse a disposizione non consentono di garantire a tutti gli aventi diritto di ricevere le borse di studio, con un calo nella copertura dall’86% al 69%.

Altro tasto dolente è quello della ricerca, il campo che più di tutti può influenzare il futuro di un ateneo. Il vero problema sta nei fondi che lo Stato destina alla ricerca universitaria, in media 30% in meno rispetto agli altri Paesi dell’OCSE. Basti pensare che rispetto al 2009 il Miur riceve un miliardo di euro in meno. Nella pratica questo comporta una riduzione di personale da parte delle università e quindi un taglio dei corsi di laurea, soprattutto triennali, e dei dottorati ( ne sappiamo anche noi qualcosa. Giusto per far nomi, ce la ricordiamo Biologia Marina?).

Questo non scoraggia i nostri ricercatori, che, nonostante le risorse limitate, continuano a produrre studi e pubblicazioni di alto livello, in grado di competere con le pubblicazioni d’eccellenza di Paesi che invece investono maggiormente nella ricerca, come Germania, Giappone e Francia. Lo conferma Giuseppe De Nicolao di Roars (Return On Academic Research).

A proposito di ricerche d’eccellenza vi invito a prendere visione di 2 pubblicazioni recenti di team della nostra università su autorevoli riviste del loro settore :

  • Su Nature Cell Biology, uno studio sull’azione dei farmaci contro il colesterolo sul cancro al seno, in collaborazione con il Laboratorio Nazionale CIB di Area Science Park. Qui per approfondire.
  • Sul Journal of Physical Chemistry C, la nanostruttura di grafene prodotta dagli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Fisica. Qui per approfondire.
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