Mentire? È un’arte sopraffina

Le bugie hanno le gambe corte dicevano mamma e papà quando eravamo piccoli. E forse avevano ragione, o forse no. Il mondo delle menzogne non è né bianco né nero, bensì denso di centinaia di sfumature distinte, che caratterizzano motivazioni e modalità con cui mentiamo. Se ci soffermassimo un attimo a osservare ciò che ci circonda noteremmo che non necessariamente tutte le bugie sono finalizzate al danno; basti pensare, per esempio, al mondo del poker: la falsificazione e l’inganno sono previsti dal gioco stesso, perciò nessuno accuserebbe mai un campione di poker di essere un gran bugiardo, eppure in un certo qual modo lo è.

Un altro esempio di bugia bianca sono i classici convenevoli tra due amici che non si vedono da un po’ di tempo: quando uno dei due chiederà all’altro come stia, riceverà in risposta “tutto bene grazie, e tu?” e, seppur consapevole che molto probabilmente non si tratterà della verità, non additerebbe mai l’amico come un ingannatore. Parallelo al binario delle bugie innocue ve ne è, però, un altro in cui vittime più o meno consapevoli cadono nella trappola di bugiardi e falsificatori. Una cosa  però accomuna chiunque menta, più o meno intensamente a seconda della situazione e del soggetto, ed è proprio ciò che conduce allo smascheramento dell’inganno: la paura di essere scoperti. Questo timore, se presente nelle forme più lievi, accrescendo la vigilanza può essere utile ad evitare gli errori, quando invece è intenso ha proprio l’effetto temuto. Fondamentale per mentire con successo è la fiducia in se stessi e nella propria abilità di ingannatore, poiché ciò riduce al minimo la paura di essere scoperti. A lungo andare, però, c’è il rischio di commettere errori per disattenzione. Contrariamente l’apprensione per il rischio di essere scoperti è massima quando, per esempio, il destinatario ha fama di essere duro da raggirare o è sospettoso fin dall’inizio, quando la posta in gioco è alta oppure ancora quando il bugiardo è consapevole che la punizione per l’aver detto il falso sarebbe di gran lunga peggiore dell’ammettere la verità.

A questo proposito, infatti, la prospettiva di risparmiarsi una punizione immediata può indurre chi mente a sottovalutare le probabilità di essere scoperto in futuro ed a scegliere di rischiare. Ammesso però che riesca a non essere smascherato, sarà sopraffatto dal senso di colpa per la disonesta azione? La risposta è non necessariamente.  Anche in questo caso il senso di colpa viene attenuato da una serie di fattori, come l’avere a che fare con una vittima anonima, quale per esempio la situazione di un commerciante che tenta di vendere a tutti i costi la propria merce ad uno sconosciuto cliente. Se invece, di contro, la vittima non ha ragione di aspettarsi un inganno ed anzi l’autore ha agito in modo da guadagnarsi la sua fiducia oppure se l’inganno è totalmente egoistico ed il destinatario non ne ricava alcun vantaggio, allora il senso di colpa sarà massimo. Consapevoli o meno, rivelate o passate inosservate, con fini egoistici o innocenti che siano, le menzogne sono all’ordine del giorno.

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By | 2015-03-11T13:58:20+00:00 11/03/2015|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Studentessa di medicina, amante della lettura, del cinema e della danza, dalla vitalità dei ritmi caraibici all'eleganza del tango argentino.